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Berlino, 21 nov – I negoziati per la coalizione di governo “Giamaica”, che già secondo le previsioni si profilavano come complicatissimi, sono ormai falliti. Lo strappo, che si pensava potesse arrivare piuttosto dai Verdi, è stato invece fortemente voluto dai Liberali (Fdp). Questo strappo ha aperto uno scenario inedito per la Germania, che si è sempre distinta per la sua proverbiale stabilità politica. Per questo motivo, gli stessi tedeschi si sentono completamente disorientati. In questa cornice di profonda incertezza, più scenari sono possibili.



1) Grande coalizione: la riedizione di un governo Unione-Spd è l’unica che garantirebbe una maggioranza sicura in parlamento e quindi un esecutivo stabile. I socialdemocratici, tuttavia, non ne vogliono sapere (ed è francamente difficile dargli torto). Se c’è una cosa che le scorse elezioni hanno dimostrato, infatti, è che i tedeschi hanno sonoramente bocciato i due tradizionali Volksparteien, cioè i partiti di massa, e dunque la Große Koalition. A rimetterci è stata però soprattutto la Spd, che ha pagato quattro anni nel ruolo di “stampella” della Merkel. La quale, ovviamente, sarebbe ben felice di governare nuovamente con Schulz e compagni da una posizione di forza. In questo la cancelliera spera nella mediazione del presidente della repubblica Steinmeier, anch’egli socialdemocratico. Questa opzione tuttavia, a causa della intransigente (e comprensibilissima) volontà dell’Spd di tornare all’opposizione, rimane altamente improbabile.

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2) Governo di minoranza: un’alternativa possibile sarebbe la formazione di un governo Unione-Fdp o Unione-Verdi. Questo vorrebbe però dire che la Merkel sarà obbligata di volta in volta a cercare l’appoggio di parlamentari fuori dell’esecutivo per tradurre in leggi il suo programma elettorale. Una posizione talmente scomoda da indurre la cancelliera a dichiarare: “Meglio tornare alle urne che varare un governo di minoranza”.

3) Nuove elezioni: E infatti è proprio questo, attualmente, lo scenario più probabile. Certo, ci sono delle difficoltà burocratiche da superare (la Costituzione tedesca è infatti completamente impreparata di fronte a una simile situazione), ma sembra in effetti la soluzione migliore.

A questo punto, è importante capire chi potrebbe trarre maggiori vantaggi da un ritorno alle urne.

a) Unione: chi arriverà più malconcio alle nuove elezioni è senz’altro il duo Cdu/Csu. Se tra le fila dei bavaresi è in corso un regolamento di conti interno (dovuto alla recente catastrofe elettorale), anche la Cdu non se la passa bene: la Merkel ha condotto i negoziati per la Giamaica, buscandosi una sonora scoppola, ed è da molti additata come la responsabile del tracollo del partito. Tuttavia, l’unico punto di forza della Merkel è la mancanza totale di una leadership alternativa e credibile.

2) Verdi: il partito degli ecologisti deve ancora elaborare il lutto. Dopo aver fatto le prime donne durante le trattative, i Verdi avevano finalmente annusato la possibilità di arrivare al governo, per poi rimanere invece con un pugno di mosche in mano. Di qui le accuse scomposte di “tradimento” nei confronti dei Liberali. Al li là del risultato che raccoglieranno al voto, è indubbio che i radical chic hanno perso un’occasione storica.

3) Fdp: che i Liberali avessero pianificato da qualche tempo lo strappo alle trattative è chiaro come la luce del sole. E, del resto, ne avevano ben donde. Tornati in parlamento dopo quattro anni di Purgatorio, erano ben felici di accomodarsi tra i banchi dell’opposizione. Tuttavia, l’ottimo risultato raggiunto e il terremoto provocato dall’Afd, li ha subito resi appetibili per una coalizione di governo. Eppure, se simulavano acquiescenza per salvare le apparenze da “partito responsabile”, persistevano numerose riserve: da un parte il ricordo dell’esperienza di governo con la Merkel (2009-2013) che li aveva portati alla catastrofe elettorale e all’esclusione dal parlamento, dall’altra lo scivolamento progressivo della Cdu verso le posizioni dei Verdi su questioni cruciali come l’ambiente e l’energia. Una volta constatato che con la Giamaica ci avrebbero solo rimesso, quindi, hanno deciso di mandare tutto all’aria. Di sicuro hanno anche messo in conto di dover passare per “traditori” e “irresponsabili”. Ma, “passata ‘a nuttata”, i Liberali si possono presentare ai propri elettori come i loro più fidi garanti. E infatti sembrano destinati, nel medio periodo, ad accrescere i propri consensi.

4) Afd: tra quelli che mordono il freno per tornare alle elezioni, ci sono senz’altro i sovranisti dell’Afd. Forti del loro travolgente successo, non vedono l’ora di tornare alle urne. Qualora la Merkel dovesse candidarsi di nuovo alla cancelleria (come pare probabile), l’Afd potrebbe incrementare i suoi voti. Angela, infatti, non può fare marcia indietro sull’immigrazione, per non sconfessare così un punto fondamentale la sua recente politica, sicché i sovranisti si troverebbero il vento in poppa.

5) Linke: anche la sinistra tedesca, dopo il risultato tutt’altro che esaltante di settembre, spinge per tornare a votare, con il chiaro obiettivo di recuperare le posizioni perdute. Eppure, il suo immigrazionismo intransigente, che non è stato minimamente scalfito neanche dalla Wagenknecht, difficilmente li aiuterà a realizzare i loro sogni di riscatto.

Come si può vedere, le incognite sono parecchie: la situazione è in continuo divenire e previsioni possono essere fatte solo con estrema cautela. Una cosa però è certa: ci troviamo a vivere tempi interessanti.

Gabriele Costa

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