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Berlino, 3 ago – La cancel culture, la famigerata «cultura della cancellazione», è sbarcata da tempo anche in Germania. E, se possibile, è ancora più ottusa dell’originale anglosassone. Ma andiamo per gradi. L’altro ieri notte, ad Amburgo, degli estremisti di sinistra hanno imbrattato e vilipeso un celebre monumento ai caduti di guerra. Oltre a slogan scontati come «No nazis, no cops», il messaggio principale che hanno lasciato questi prodi giustizieri sul sacrario militare è assai tipico per gli ambienti dell’estrema sinistra tedesca: «La Germania deve morire». Etnomasochismo allo stato puro.



A chi è dedicato il monumento ai caduti di Amburgo

Il monumento ai caduti – situato sulla riva destra dell’Alster, nei pressi della stazione ferroviaria della città anseatica – è dedicato al 76° Reggimento di fanteria «Hamburg», che durante la Prima guerra mondiale combatté con coraggio sul fronte occidentale. Sul sacrario, realizzato in calcare conchilifero, e costruito tra il 1934 e il 1936, è scolpito un noto passaggio di una lirica di Heinrich Lersch (1889-1936), poeta tedesco e volontario della Grande guerra: «La Germania deve vivere, anche se saremo noi a dover morire». Questi versi, scritti nel 1914 da un giovane poeta al fronte, sono stati dunque imbrattati dal piccolo drappello di estremisti di sinistra, che lo hanno trasformato nell’etnomasochistico «La Germania deve morire».

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Che c’entra il colonialismo?

L’azione è stata rivendicata dal gruppo «Antikoloniale Attacke», che così ha scritto sui social: «Il nostro obiettivo è rafforzare l’agibilità politica dei migranti, e i luoghi che in Germania ricordano il colonialismo rappresentano un evidente ostacolo alla nostra azione». Di qui la «correzione» apportata al monumento ai caduti: «La Germania deve morire affinché noi e i nostri fratelli possiamo vivere». Peccato solo che i soldati ricordati dal sacrario non abbiano nulla a che fare con il colonialismo. E infatti un utente di Twitter fa sommessamente notare: «Il reggimento ha combattuto in Francia e onora i soldati lì caduti. Si tratta dei nonni e bisnonni degli amburghesi di oggi. Le colonie non c’entrano nulla». Ma del resto, si sa, quando c’è di mezzo la cancel culture, vale tutto. Imbecillità inclusa.

Valerio Benedetti

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