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centro d'accoglienza duesseldorfBerlino, 10 giu –Sembra una barzelletta, invece è la pura realtà della “politica dell’accoglienza” tedesca. Qualche giorno fa è stata data la notizia dell’enorme incendio che ha distrutto un centro d’accoglienza per profughi. Si tratta di uno stabile, situato alla fiera di Düsseldorf, di 6 mila metri quadrati per quasi 300 “rifugiati”, tutti uomini provenienti (almeno formalmente) da Siria, Iraq, Afghanistan e Nord Africa, di religione sia cristiana che musulmana. L’incendio ha causato il ferimento di 28 immigrati, molti dei quali hanno rischiato il soffocamento. Si registrano danni per l’ammontare di circa 10 milioni di euro.

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Sarà stata la popolazione locale infuriata, come successo in altre località tedesche, soprattutto dell’est? A quanto pare no. Alcune ore fa, infatti, la questura di Düsseldorf ha diramato un comunicato in cui dichiara di aver tratto in arresto otto uomini, su due dei quali pesano fortissimi sospetti. Si tratterebbe, in particolare, di ospiti della struttura “di origini nordafricane”. Esatto: presunti profughi che, non contenti del trattamento loro riservato, hanno dato fuoco al loro stesso ricovero. La croce rossa lì presente avrebbe infatti parlato di episodi di insofferenza, manifestazioni di malcontento e addirittura di liti scoppiate tra gli ospiti del centro d’accoglienza riguardo al rispetto del ramadan. Gli immigrati avrebbero quindi preso a sputi e insulti poliziotti, crocerossini e dipendenti del centro.

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Alcuni media avevano ventilato la possibilità che questa furibonda lite fosse stata la causa scatenante l’incendio. E, invece, poco dopo è arrivata la conferma: l’obiettivo del gruppo, peraltro dichiarato a suon di minacce nei giorni scorsi, era di ottenere uno stabile “più consono ai loro desideri”. Proprio così: alcuni sedicenti profughi, non soddisfatti del loro alloggio, hanno deliberatamente deciso di distruggere il centro di accoglienza (ripetiamolo: per un danno di 10 milioni di euro) al fine di assicurarsi una migliore sistemazione. E diciamo “sedicenti profughi” con cognizione di causa: i due caporioni del gruppo, infatti, si sono spacciati per un siriano e un iracheno, laddove essi sono entrambi nordafricani e quindi, nello specifico, nient’affatto profughi, bensì immigrati decisi a sfruttare le debolezze della “bontà tedesca” alla refugees welcome. Più nel dettaglio, è stato uno dei due, rivelatosi un nordafricano di 26 anni con precedenti lunghi un chilometro (furti e droga), a versare una sostanza infiammabile su un materasso per poi incendiarlo e dar così avvio alla distruzione dell’edificio. Solo il pronto intervento dei vigili del fuoco ha scongiurato il peggio. Gli immigrati presenti nel centro d’accoglienza sono stati momentaneamente trasferiti in un’altra struttura, ottenendo così il loro scopo. Benvenuti nell’inferno dell’accoglienza.

Giovanni Coppola

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7 Commenti

  1. Dovrebbero imparare un pò di educazione dagli Italiani istriani e fiumani , loro non facevano queste cose appena arrivati ed erano trattati molto molto molto peggio
    Erano famiglie e non un assemblamento di diverse etnie straniere composta da soli uomini. Dove arriveremo di questo passo , chi pagherà il danno ? I contribuenti mi ca loro ,mha
    Caos in quelle situazioni più che prevedibile , mi raccomando un bonus a chi gestisce questi centri

  2. Continuiamo a chiudere gli occhi di fronte all evidenza dell impossibilità di integrazione di questi soggetti. Rosarno ne e’ la prova. La situazione diventerà presto incontrollabile e neanche l esercito potra’ fare alcunché. Grazie governo di ipocriti…le vostre colpe ricadranno sui nostri figli…

    • A Rosarno è diverso in quanto sono sfruttati per benino dal caporalato mafioso per la raccolta di pomodori, agrumi, ecc… anch’io sarei incazzato nero, al di là delle solite frasi ad effetto poi esposte ai giornalisti dopo l’assassinio del negro. Qui non li sfrutta nessuno, anzi. Si sono fatti “il viaggio” mentale assieme a quello migratorio, e basta.

  3. Direi che a sputare nel piatto che viene loro elargito e a lamentarsi che la pasta è scotta, hanno imparato proprio bene.

  4. Una rullata generale di una settimana all’ora dei pasti, poi se vogliono rimanere, benvenuti. Con contratto obbligatorio di due anni a ripulire parchi, strade e boschi dalla munnezza, o in alternativa leva militare per due anni al fine di una italianizzazione stile lavaggio del cervello.

  5. Nella clessidra la sabbia scorre inesorabile, il tempo giunge al termine un anno al massimo e saremo tutti nella merda fino al collo, se non sangue e chi ha sostenuto questo sfacelo, mantato di buonismo progressista correrà a nascondersi infilando la testa nella sabbia con il culo al cielo prono al servizio urlando bugie.
    E a noi, la medesima con in più il rammarico della pigrizia vissuta nel pregiodizio globalista, che in una sola loro parola si racchiude RAZZISTA.
    Walter

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