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tedeschi razza di cani giudici assolvono turcoBerlino, 2 mar – L’autorazzismo non è malattia solo italiana. Anzi, in Germania questo morbo è già da tempo entrato nella sua fase più acuta. Una riprova di questo dato di fatto ci è arrivata qualche giorno fa da una sentenza del tribunale di Amburgo. I giudici si sono infatti pronunciati sulle frasi ingiuriose che Malik Karabulut aveva rivolto durante una trasmissione radiofonica contro il popolo tedesco, da lui definito tra le altre cose come una «razza di cani» (Köterrasse). Karabulut, più in particolare, è l’ex presidente del Türkischer Elternbund della città anseatica, ossia il Comitato dei genitori turchi.

Nel suo sfogo Karabulut aveva anche affermato: «Nelle loro vene (dei tedeschi, ndr) scorre ancora sangue giudeo. […] Che cosa può aspettarsi di buono la Turchia da questa branco di cani (Hundeclan)? Non aspettarti niente, Turchia! Esercita il tuo potere! Questi hanno in mente solo porcate. Possa Dio distruggere il loro spazio vitale». A scatenare questa reazione scomposta era stato il riconoscimento ufficiale del genocidio armeno da parte del Parlamento tedesco, che a suo tempo aveva suscitato le ire anche di Erdogan. A prescindere da quello che si può pensare di quegli eventi e dell’opportunità politica di quella decisione, si tratta – com’è evidente – di affermazioni gravissime, espresse peraltro da un personaggio pubblico, membro di un’istituzione che si occupa dell’educazione dei figli degli immigrati turchi.

Ebbene, i giudici del tribunale di Amburgo hanno assolto Karabulut dall’accusa di offesa al popolo tedesco. La motivazione del proscioglimento è agghiacciante: i tedeschi non sarebbero «riconoscibili in quanto gruppo specifico». In quanto collettivo i tedeschi non sarebbero dunque identificabili come «entità soggetta a offese». Le espressioni «tedeschi» e «popolo tedesco» non rinvierebbero dunque a nessun gruppo umano definibile nelle sue diverse individualità. Questa assurdità potrebbe sembrare un caso isolato, ma in realtà si inserisce a pieno nella più ampia strategia merkeliana di eliminare del tutto il concetto di «tedeschi» dal vocabolario per sostituirlo con quello di “persone che vivono qui da più tempo“. In effetti, lo stesso giorno della sentenza del tribunale amburghese, la cancelliera – in polemica con l’Afd e Pegida (il cui motto è noi siamo il popolo) – aveva ribadito il concetto in occasione di un comizio a Stralsund, una cittadina del Meclemburgo: «Fa parte del popolo chiunque risieda qui».

Se partiamo da questa concezione puramente spaziale della cittadinanza che non fa distinzione tra chi è arrivato in Germania da un giorno e tra chi vi è stanziato – grazie ai propri antenati – da secoli, appare del tutto logica la decisione del tribunale di Amburgo: non esiste più un popolo da poter offendere e ingiuriare; il popolo non corrisponde alla somma dei suoi individui, quindi ogni generalizzazione deve essere rifiutata a priori. In questa visione allucinante e allucinata, drogata da individualismo liberale e autorazzismo in salsa trotzkista, ci viene però un dubbio: se un tedesco autoctono avesse definito i «turchi» come «una razza di cani», la sentenza sarebbe stata la stessa? O, magari, se a essere chiamati «razza di cani» fossero stati gli «ebrei», i giudici avrebbero forse detto che è tutto a posto? Di questo ci è proprio lecito dubitare.

Valerio Benedetti    

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5 Commenti

  1. Punto primo: ma il signore in questione, se gli fanno tanto schifo la Germania e il popolo tedesco, perché non se ne torna nel suo “bel” paese? Dubito che qualcuno lo tenga legato lì…

    Punto secondo: la sentenza del giudice vuol dire siamo alla follia, o alla frutta… Scegliete voi.

    Punto terzo: se uno si azzardasse a ingiuriare il Popolo Italiano, l’Italia o la Bandiera o qualunque altro simbolo patrio davanti a me, gli laverei la bocca a suon di calci nei denti.

  2. Articolo:: “se a essere chiamati «razza di cani» fossero stati gli «ebrei», i giudici avrebbero forse detto che è tutto a posto?”

    Scusate, ma in un’altra parte del testo si legge che ‘sto tale avrebbe affermato: «Nelle loro vene (dei tedeschi, ndr) scorre ancora sangue giudeo. […] Che cosa può aspettarsi di buono la Turchia da questa branco di cani?». Dunque..

    1. Se conosco il significato del termine giudeo, Karabulut avrebbe incluso nell’appellativo cani gli Ebrei nel loro insieme. Anzi, la sequenza riportata induce a ipotizzare che nel “ragionamento” di Karabulut gli Ebrei sarebbero “la madre di tutti i cani”.

    2. In un altro articolo su questo stesso sito ho letto di un ventiduenne condannato, proprio in Germania, per un assai inopportuno gesto di spregio verso gli Ebrei.

    3. A leggere il vostro articolo, si coglie che le affermazioni di Karabulut sarebbero state espresse in un contesto pubblico e (se ho ben capito) ufficiale.

    Raffrontando 1., 2. e 3., quale dovrebbe essere la conclusione da trarre in 4. ? Conseguentemente, cosa ci si dovrebbe aspettare dalla magistratura tedesca? In caso la magistratura tedesca non dovesse sanzionare Karabulut, dovremmo dedurne che affermare che l’insieme di coloro che provengono da una qualsiasi nazione possono essere appellati impunemente come “branco di cani”?

    Sono domande che meriterebbero risposte chiare, univoche e vincolanti da parte di chi si occupa istituzionalmente di regolamentare queste cose. Quelle risposte, temo, non arriveranno; se arriveranno non saranno chiare, né univoche, né vincolanti.

  3. Effettivamente i cani hanno molta più dignità dei tedeschi che si fanno stuprare le donne e massacrare da attentati dalle “risorse”, senza uno straccio di reazione, neppure politica.

  4. Sicuramente quei maiali giudei e propri canidi cugini turchi si sarebbero sentiti offesi e avrebbero rievocato fantomatici genocidi a dimostrazione che l’odio dei tedeschi nei confronti di certa plebaglia è tutt’altro che sparita. Ma non ho dubbi che l’unica forma di razzismo, riconosciuta e deprecata, sia quella dei Bianchi nei confronti di qualsiasi altra specie!

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