Berlino, 11 feb – Il Tribunale di Hannover ha condannato un richiedente asilo a 16 mesi di reclusione dal per aggressione e violenza sessuale. L’uomo, un 29enne iracheno, era stato accusato di aver violentato una donna di 35 anni. L’immigrato aveva incontrato la sua vittima in un bar di Hannover, per poi stordirla (forse con un sedativo o un dissociativo), condurla nel suo centro di accoglienza e, infine, stuprarla. Al momento, come riporta la Bild, le indagini non hanno ancora chiarito se la donna sia stata stordita con dolo tramite una sostanza specifica.

La violenza

L’allarme è scattato dopo che la donna, quando era ancora al bar, aveva chiamato al telefono suo marito per avvisarlo che stava per rincasare, per poi far perdere le proprie tracce. Una volta giunti nel centro di accoglienza, il richiedente asilo ha costretto la sua vittima ad avere rapporti orali e sessuali con lui. La donna, tuttavia, è riuscita a sfuggire mezza nuda al suo aguzzino, per poi essere soccorsa. Ancora molto scossa e traumatizzata, le sono stati prescritti sei mesi di malattia.

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La difesa

L’uomo si è successivamente presentato ubriaco in tribunale. Sottoposto a test, è stato riscontrato un tasso alcolemico del 2,3. Durante il processo, il richiedente asilo si è difeso in questo modo: «Era lei che voleva venire a letto con me, non l’ho costretta io». In sostanza, l’uomo assicura di non essere diventato sessualmente aggressivo: «È più vecchia di mia madre, che cosa ci faccio? Volevo solo aiutare», ha aggiunto. Storia poco credibile, visto che la vittima è più anziana di lui solo di 6 anni. E infatti il giudice non ha creduto alla sua versione, tanto da comminargli un anno e mezzo di reclusione. La richiesta di asilo dell’immigrato iracheno è stata inoltre respinta, pertanto l’uomo ha adesso sei mesi di tempo per lasciare la Germania.

Gabriele Costa

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1 commento

  1. 16 mesi di reclusione per aggressione e violenza sessuale? Non esattamente una pena draconiana, direi, specie se paragonata a ciò che questi infami invasori (definiamoli nel modo giusto) rischiano per un crimine analogo nei loro paesi d’origine.
    Io proporrei, invece del carcere, pene alternative che tengano conto del background valoriale e culturale dei rei: e quindi, fucilazione alla schiena, evirazione cruenta, lapidazione e via dicendo.

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