Roma, 13 mag – Il governo tedesco sta valutando una tassa “speciale” per le moschee. Obiettivo? Impedire il più possibile finanziamenti provenienti dall’estero e destinati ai centri di culto islamici. In particolare in Germania si teme l’influenza della Turchia, dell’Arabia Saudita e dei movimenti radicali, in particolare salafiti, che sono spesso i finanziatori delle moschee. I centri islamici che ricevono somme di denaro dall’Unione turco-islamica per gli affari religiosi (Ditib), sono circa 900. Secondo gli 007 tedeschi, è attraverso questa organizzazione che il presidente turco Erdogan avrebbe inoltre tenuto d’occhio gli oppositori al suo governo che si sono rifugiati in Germania.

Il progetto è attuabile soprattutto prendendo esempio da quanto già in vigore. Tecnicamente si tratterebbe infatti di estendere ai musulmani l’imposta che cattolici e protestanti pagano alle rispettive chiese. I fedeli islamici sosterrebbero così direttamente i propri luoghi di culto. La tassa verrebbe riscossa dai Lander, che in buona parte si sono già espressi favorevolmente. Secondo il governo del Meclemburgo-Pomerania e del Baden-Württemberg, l’imposta contribuirebbe a ridurre “il rischio di importazione di correnti islamiste radicali ostili alla democrazia”.

Se consideriamo che in Germania vivono circa 5 milioni di islamici, pari al 6% della popolazione totale, le cifre potrebbero essere consistenti e secondo il governo tedesco ridurrebbero anche il rischio di radicalizzazione.

Non si tratta poi di un’idea nuova, visto che lo scorso anno era stato avanzato un progetto bipartisan che andava proprio in questa direzione. Il deputato della Cdu, Thorsten Frei, lo definì “un passo importante per emancipare i nostri musulmani dagli Stati stranieri”. Dello stesso avviso sembrava la Spd, che lo riteneva importante per “aiutare l’islam in Germania a diventare indipendente”.

Alessandro Della Guglia

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