Roma, 16 mag – Contrordine geopolitici da tastiera: il Giappone non è allineato alla politica estera degli Stati Uniti. Non ci volevano chissà quali segnali per comprendere che da qualche anno il Sol Levante sta radicalmente cambiando strategia. La spinta di Shinzo Abe verso uno smarcamento dall’isolazionismo pacifista, causato dalla Costituzione imposta dagli Usa dopo la seconda guerra mondiale, è lampante.


Eppure quanto sta accadendo in questi giorni potrebbe generare forti turbamenti a Washington e magari far ricredere chi legge le evoluzioni con lenti meramente diacroniche. La storia si mostra spesso ciclica e come tale impone improvvisi rovesciamenti che appaiono come ritorni alle origini, anche quando i presupposti non sembrano delinearli. L’incontro di oggi a Tokio tra il premier nipponico, Shinzo Abe, e il ministro degli Esteri iraniano, Mohammad Javad Zarif, è piuttosto esemplificativo. Mentre gli Usa alzano la tensione con l’Iran e soffiano nuovamente venti di guerra, per quanto con tutta probabilità fugaci, il Giappone decide di non seguire il presidente americano Donald Trump.

Il ruolo del Giappone

Il ministro iraniano ha ribadito i rapporti di amicizia e cooperazione tra il Sol Levante e l’antica Persia, sottolineando che Teheran non sarà il responsabile di un’eventuale escalation della tensione nel Golfo Persico. Zarif ha poi specificato che l’Iran è comunque determinato a difendersi da eventuali aggressioni. Nulla di nuovo in questo senso, ad essere maggiormente significative sono però le parole di Shinzo Abe, che si è detto preoccupato per l’inasprirsi della crisi diplomatica tra Usa e Iran, aprendo a una discussione sull’accordo nucleare del 2015 e alla possibilità che la comunità internazionale lo mantenga in vigore.

Una fase nuova

La visita di tre giorni a Tokyo, da parte del ministro degli Esteri iraniano, è stata facilmente bollata da alcuni media come un’operazione in tutta fretta per tentare di mantenere in piedi i rapporti con alcune nazioni non ostili. Quanto emerso dall’incontro con il premier nipponico sembra però rappresentare molto di più. Ovvero una fase nuova delle relazioni internazionali, dove al di là dei soliti Cina, Stati Uniti e Russia, fanno capolino altri attori. Forse ancora troppo deboli per competere su tutti i fronti, ma determinati a non stare a qualunque gioco. Gli scenari adesso sono sempre più imprevedibili.

Eugenio Palazzini

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