Tokyo, 25 gen – Nella terra dei Samurai i transessuali dovranno sottoporsi – come già stabilito – alla sterilizzazione. La Corte Suprema del Giappone ha confermato la legge che costringe le persone transgender a sterilizzarsi, prima che possano cambiare legalmente il proprio genere. Ieri infatti un gruppo di quattro giudici ha deciso, all’unanimità, di respingere il ricorso presentato da Takakito Usui: un transessuale che vuole cambiare il genere nei suoi documenti ufficiali.

La notizia è stata dapprima riportata dall’agenzia australiana Sbs News, per poi fare il giro del mondo. I transessuali devono anche possedere “un corpo che sembri avere parti che somiglino agli organi genitali di quelli del genere opposto”, secondo la legge del 2003, che è stata giudicata costituzionale dai giudici della Corte Suprema. Usui ha contestato la sentenza, dicendo: “La cosa essenziale non dovrebbe essere se hai avuto un’operazione o meno, ma come vuoi vivere come individuo”.

I giudici della Corte Suprema del Giappone, nella loro decisione, hanno affermato che la legge 111 previene “problemi” nelle relazioni tra genitori e figli che potrebbero provocare “confusione” e “bruschi cambiamenti” nella società giapponese. “La sofferenza legata al genere, sentita dalle persone con disturbo dell’identità di genere, è anche il problema della società nel suo insieme, che dovrebbe comprendere la diversità dell’identità sessuale”, hanno scritto i detrattori della legge in questione. L’avvocato di Usui ha detto che alcune parti della sentenza dei giudici potrebbero aiutare la più ampia campagna per convincere i politici a cambiare la giurisprudenza in tale ambito. Per ora, il braccio di ferro lo vince il Giappone conservatore. E tutto questo avviene mentre in Italia si parla (ancora) di Luxuria e della sua aberrante lezione gender: differenze abissali.

Chiara Soldani

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