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Parigi, 11 dic – Il presidente francese Emmanuel Macron parla alla nazione e fa mea culpa sulla protesta dei gilet gialli che da settimane infiamma il Paese.
La collera è giusta, in un certo senso“, ha detto Macron, avvertendo chi ha scatenato i disordini di queste settimane che “la violenza non può essere tollerata“. Una dichiarazione d’intenti quest’ultima già – come dire – esplicitata dalla dura repressione dei manifestanti da parte delle forze dell’ordine.
“Mi rendo conto di aver fatto male ad alcuni francesi con le mie dichiarazioni”, ha ammesso, promettendo di “riconciliare” il Paese. “La mia legittimità deriva da voi francesi, non da lobby“, ha aggiunto Macron, rivelando la sua “coda di paglia” circa i suoi rapporti con i Rothschild, per dirne una. Adesso infatti il presidente francese – forse fuori tempo massimo – annuncia che i proprietari di banche e imprese “devono pagare le tasse in Francia”.
In merito alle misure promesse per sedare gli animi, promette che alcune “saranno prese già questa settimana”: aumento dello stipendio minimo di 100 euro a partire dal 2019, straordinari esentasse, bonus detassati, e “per i pensionati che ricevono meno di 2.000 euro al mese, annulleremo nel 2019 l’aumento del Csg (contributo sociale generalizzato)”.
“Tutti dobbiamo prenderci la nostra responsabilità, distribuire le ricchezze, essere più equilibrati dal punto di vista fiscale, in modo che sia garantita la giustizia sociale nel Paese… Dobbiamo affrontare senza paura anche il tema della migrazione, tutti dovranno fare la propria parte”, ha sottolineato Macron.
“Ce la faremo. Vive la France. Vive la Republique”, è la chiusura enfatica del suo discorso alla nazione.
Il fatto è che non è detto che questi annunci saranno sufficienti ad evitare che sabato i gilet gialli tornino in piazza. In effetti il movimento – spontaneo, caotico, senza una guida politica, senza una piattaforma programmatica davvero condivisa – chiede semplicemente una cosa: le dimissioni di Macron.
Resta da vedere quindi se con il suo discorso, il presidente sarà in grado di risollevare la sua popolarità ai minimi storici.
Intanto la rivolta, così diffusa in tutto il Paese, inizia a sentirsi anche sull’economia, con il tasso di crescita che nel quarto trimestre 2018 potrebbe essere dimezzato da +0,4% a +0,2%, secondo le previsioni della Banca di Francia. Si registra una decelerazione dei servizi: in calo trasporti, riparazione e produzione macchine, ma anche turismo e vendite al dettaglio.
Non è escluso quindi che oltre alle misure promesse Macron si adopererà anche per fare un rimpasto di governo – c’è chi vocifera che potrebbe saltare proprio il premier Edouard Philippe.
Tra i gilet gialli intanto c’è chi promette ancora battaglia: “Siamo già pronti per l’atto V delle proteste”, aveva detto prima del messaggio presidenziale uno dei capofila della protesta nell’hinterland parigino, Laetitia Dewalle. La leader dei gilet gialli nel dipartimento del Val d’Oise ha elencato tra “le misure indispensabili per soddisfarci: un referendum di iniziativa cittadina (Ric), l’aumento dello stipendio minimo e dei salari più bassi con una riduzione delle imposte sociali e la reintroduzione della tassa sul patrimonio”. E poi anche “una diminuzione degli stipendi di ministri e parlamentari“. Solo in caso di provvedimenti forti i “gilets jaunes” sono pronti a sedersi al tavolo negoziale, altrimenti anche il prossimo sabato torneranno in piazza.
Il manifesto dei gilet gialli (o meglio uno di quelli diffusi sui social e che non è detto che rappresenti le istanze di tutto il movimento) parla chiaro: “Niente migranti se non si può accogliere”, “riscrivere la Costituzione nell’interesse del popolo sovrano e introdurre il referendum di iniziativa popolare”, “uscire dall’Ue per riconquistare sovranità politica, monetaria ed economica” e, infine, “uscire dalla Nato”.
Una serie di richieste che Macron, così filo-Ue eper questo coccolato dalla Merkel a Bruxelles, lui che è espressione di quel mondo finanziario assolutamente anti-sovranista da cui proveniva anche Monti (e il suo governo tecnico l’ha dimostrato, purtroppo), non può né vuole soddisfare.
Adolfo Spezzaferro

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