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Giovanni Lo Porto
Giovanni Lo Porto il cooperante rapito nel Punjab il 19 gennaio 2012 e rimasto vittima di in un raid condotto con un drone dalla Cia nel gennaio scorso contro Al Qaeda

Islamabad, 23 apr – La Casa Bianca ha reso noto che in una serie di raid effettuati nel Khyber Pakhtunkhwa pachistano sarebbe morto Giovanni Lo Porto, volontario-cooperante italiano della Ong Welt Hunger Hilfe.

Il cooperante italiano era stato rapito nel gennaio del 2012 nel Punjab, probabilmente da militanti fondamentalisti islamici vicini ad Al Qaeda, operativi in Pakistan e Afghanistan.

Assieme a Lo Porto sarebbe morto anche Warren Weinstein, cittadino americano prigioniero dei fondamentalisti dal 2011. I due, nel momento del raid, erano tenuti prigionieri dai miliziani di Ahmed Farouq e Adam Gadahn, cittadini americani, converti alla causa jihadista ed entrambi divenuti esponenti di primo piano dell’internazionale terrorista in Afghanistan. Adam Gadahn è il nipote di Carl Pearlman noto medico statunitense di fede ebraica e dirigente della Anti Defamation League, l’associazione sionista che si occupa di combattere l’anti-ebraismo in ogni sua forma.

Il padre di Gadahan, anch’egli originariamente di fede ebraica, si convertì prima al protestantesimo facendo crescere il figlio Adam nei college protestanti della California e poi all’islam. Scelta seguita, infine, anche dal figlio. Nei raid statunitensi anche i due ufficiali di Al Qaeda sarebbero rimasti uccisi.

Il presidente statunitense Barack Obama in un messaggio video ha dichiarato: “I nostri pensieri vanno alle famiglie di Warren Weinstein, americano prigioniero di al Qaeda dal 2011, e Giovanni Lo Porto, un cittadino italiano ostaggio di al Qaeda dal 2012. Nessuna parola può esprimere appieno il nostro rammarico per questa terribile tragedia“. E ha aggiunto: “Voglio esprimere le più profonde condoglianze alla famiglia di Giovanni Lo Porto e a quella di Warren Weinstein. Come marito e come padre posso solo immaginare il dolore e l’angoscia che stanno provando le due famiglie per la perdita dei loro cari“.

Federico Depetris

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