Montreal, 25 ago – Ora il Canada fa retromarcia sugli immigrati. Ma come, non erano i benvenuti? In teoria sì, ma quando poi le cose si traducono in pratica sono ben diverse. Ed ecco arrivare il primo monito: “Guardate che qui ci sono delle regole”.

E ancora, di fronte al flusso continuo di immigrati haitiani che illegalmente attraversano il confine, Trudeau dichiara: “Voglio mostrare alla gente che non c’è alcun vantaggio per arrivare in Canada irregolarmente. Il nostro sistema, le nostre regole, i nostri principi e le nostre leggi si applicano a tutti”. Un’affermazione che sembrerebbe rivolta più ad alcuni membri della sua opposizione che non ai migranti, che probabilmente la tv manco la guardano e i giornali nemmeno li leggono. Perché dalle fila del partito conservatore nei giorni scorsi sono arrivate pesanti critiche alle politiche in tema di immigrazione del primo ministro, che darebbero false speranze a quanti arrivano dagli Stati Uniti e che nelle ultime settimane hanno creato scompiglio e fatto collassare il sistema di accoglienza al confine.

Gli ultimi dati affermano che in Canada nel mese di luglio gli attraversamenti illegali sono più che triplicati, passando dagli 884 di giugno ai 3.100 di luglio. E ad agosto hanno toccato quota 3.600. Un numero troppo alto anche per l’accogliente Canada, che soprattutto nella provincia di Quebec non riesce più a far fronte alla gestione di un così alto flusso di immigrati da accogliere. Perché come in Italia sono i porti del sud a essere bersagliati dagli sbarchi, in Canada tutto cade sulle spalle del Quebec, dove gli haitiani che sono arrivati degli StatiUniti dopo il terremoto del 2010 e oggi sono in fuga da Trump che li vuole espellere, continuano ad arrivare e a scatenare disordini e proteste da parte dei politici all’opposizione e dai gruppi anti-immigrati. Finora, però, nonostante Trudeau abbia incoraggiato tutti ad andare in Canada, almeno nei suoi proclami, la metà di chi ha fatto richiesta di asilo se l’è vista rifiutare. Ed è rimasto nel Paese da clandestino.

Oggi Trudeau vuole correre ai ripari e in questi giorni ha dichiarato che non ci saranno sconti per nessuno. Coloro che sono in cerca della protezione internazionale dovranno affrontare l’iter che porta al riconoscimento dello status di rifugiato, che in Canada impiega anche 11 anni prima di essere espletato. Ma il problema che il Paese sta per affrontare potrebbe essere più grave del previsto, perché ai confini americani col Canada sono sempre di più, oltre agli haitiani, anche gli immigrati originari di altri Paesi del centro America che prossimamente vedranno scadere il loro status di rifugiato negli Stati Uniti. Vedono come meta ideale il Canada, ignari di quel che li aspetta ma illusi da promesse impossibili da concretizzare.

Anna Pedri

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