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Washington, 30 gen – La Silicon Valley si schiera contro lo stop all’immigrazione voluto da Donald Trump. Non solo Starbucks dunque che ha annunciato di voler assumere “10 mila rifugiati”, ma anche i colossi della tecnologia fanno “muro” contro i nuovi provvedimenti. Da Facebook a Microsoft, passando per Airbnb che promesso di fornire alloggi gratuiti ai rifugiati che non saranno ammessi negli Usa, fino a Google che arriva addirittura a stanziare un fondo di 4 milioni di dollari per sostenere chi è stato colpito dallo stop all’immigrazione emanato dal neo presidente.

Dopo le restrizioni del nuovo corso “populista”, con sospensione per tre mesi dell’ingresso negli Stati Uniti ai cittadini di sette Stati musulmani (Siria, Libia, Iran, Iraq, Somalia, Sudan e Yemen), Google ha creato un fondo da 2 milioni a favore dei diritti civili, a cui si aggiungono i 2 milioni raccolti attraverso le donazioni. La “mobilitazione” del colosso dei servizi online è stata ordinata direttamente dal Ceo Sundar Pichai (nato in India e dunque immigrato) che ha diffuso un memorandum interno in cui si commenta l’ordinanza di Trump. Sempre Pichai in un tweet ha scritto: “Per generazioni, gli Usa sono stati la casa di immigrati come Sanaz. La sua storia sta facendo il giro del Paese. Google è con te”, facendo riferimento alla storia di Sanaz Ahari, una donna iraniana ora negli Usa con la Green Card che non sa quando potrà rivedere i genitori.

Come riportato da alcuni siti questa è la più “vasta campagna umanitaria” della storia di Google. A godere dei finanziamenti stanziati saranno quattro Ong pro immigrati: la ACLU’ (American Civil Liberties Union), la ‘Immigrant Resource Center’, l”International Rescue Committee’ e la ‘Mercy Corps’. Oltre all’impegno pubblico del colosso di internet, sembra che molti manager di Google abbiano fatto delle donazioni personali a beneficio delle associazioni che lottano per i diritti civili.

Davide Romano

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