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“Persino i robot sono trattati meglio”: in Gran Bretagna il primo sciopero Amazon

by Valerio Savioli
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amazon sciopero

Roma, 26 gen — Da stanotte sono centinaia i dipendenti di Amazon dello stabilimento inglese di Coventry a scioperare, in quella che è la prima astensione collettiva dei lavoratori nel Regno Unito nei confronti del colosso dello shopping americano: lo sciopero, della durata di ventiquattro ore,  è cominciato allo scoccare del primo minuto dopo la mezzanotte di mercoledì ed è dovuto allo stipendio, ritenuto insufficiente per affrontare la grave inflazione che sta colpendo i territori posti oltre la Manica.

Amazon, il primo sciopero in Gran Bretagna

A dire il vero, un aumento ci sarebbe stato la scorsa estate e sarebbe stato della bellezza di poco più di 50 centesimi l’ora. Un aumento palesemente non in grado di poter garantire ai lavoratori di affrontare le spese primarie, lievitate soprattutto a causa del conflitto in Ucraina. Al centro della contestazione non ci sarebbe soltanto la retribuzione ma anche le condizioni lavorative, già più volte oggetto di cronaca, rimangono materia di contesa tra dipendenti e proprietà. E’ la stessa Cnbc a riportare le principali richieste: “[I dipendenti] Vogliono anche migliori condizioni di lavoro. I lavoratori di Amazon hanno espresso preoccupazione per i lunghi orari di lavoro, gli alti tassi di infortuni e il ritmo inesorabile del lavoro, nonché per il monitoraggio aggressivo e potenziato dalla tecnologia dei dipendenti.”

L’avanzamento tecnologico, tra opportunità e pericoli

Darren Westwood, uno dei magazzinieri che ha aderito allo sciopero, è stata intervistata dalla CNBC e ha sostenuto: “Abbiamo visto tutti i profitti che stanno realizzando durante la pandemia: questo è ciò che ha fatto arrabbiare di più le persone. Ci aspettavamo un aumento più consistente […]. “Qualcuno l’altro giorno ha detto che siamo trattati come robot – no, i robot sono trattati meglio“.

Sorvegliati a vista 

Sì, perché se l’avanzamento tecnologico ha contribuito a sostituire quelle mansioni banali e ripetitive, al tempo stesso offre la possibilità di monitorare le persone sul posto di lavoro. Si pensi, infatti, anche ai recenti dispositivi indossabili, o ai braccialetti intelligenti e gli stessi contapassi. Tutti dispositivi che vengono utilizzati anche nella vita di tutti i giorni, la nostra quotidianità diviene lentamente una preziosa fonte di approvvigionamento infinita di dati estraibili dalle nostre abitudini e la linea tra la nostra legittima riservatezza (privacy) e il diritto delle multinazionali di estrarre informazioni si fa sempre più sottile.

Amazon è una di quelle grandissime multinazionali che ha colto l’opportunità delle politiche adottate per contenere la pandemia da Covid e realizzare guadagni stratosferici. Il colosso americano è balzato all’onore della cronaca per la decisione di licenziare migliaia di dipendenti in giro per il mondo. Le stesse decisioni sono state prese recentemente anche da Microsoft, Google e Meta. Licenziamenti che, secondo il Newstatesman, comproverebbero la stretta relazione tra finanza e tecnica: “si presume inoltre che il gigante dello shopping abbia utilizzato tecnologie come software di monitoraggio per licenziare automaticamente i corrieri negli Stati Uniti se non soddisfano i requisiti di velocità ed efficienza.”

Valerio Savioli

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fc 27 Gennaio 2023 - 8:19

Tempi e metodi del capitalismo saccheggiatore in progress sino alle estreme conseguenze. Cadaveri a tutto spiano dagli aborti, ai morti viventi, alla eutanasia. La tecnica si suiciderà ma dopo stragi, stragi ed ancora stragi. Volontà superiore? Mah !

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