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Grecia: il cappio dell’austerità per salvare le banche

by Filippo Burla
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greciaAtene, 18 nov – Fatto l’accordo, trovato l’inganno. Dopo il bluff di Tsipras su referendum e avversione (di facciata) alle politiche Ue, é il momento della verità. E della resa dei conti Grecia vs. Troika.

Domani il parlamento é infatti chiamato ad approvare misure rientranti nell’accordo siglato dal leader di Syriza. Un accordo che, spazzata via l’ala intransigente del partito dopo le ultime elezioni anticipate, si traduce per la Grecia nell’ennesima stretta di austerità.

Fra le misure sottoposte al vaglio dei deputati ellenici, oltre agli aumenti delle imposte per l’agricoltura (o quel che ne resta), all’aumento dell’Iva e ai tagli alle pensioni, quella destinata a far più discutere é la riduzione dei limiti per il pignoramento delle case. Fino ad oggi gli indigenti trovatisi in difficoltà con il pagamento del mutuo erano protetti dal sequestro dell’abitazione, in specie se prima casa. Tsipras si mostrava intransigente sul tema, puntando a mantenere lo status quo. Come previsto, il compromesso é stato trovato e, neanche a dirlo, é sfavorevole per la Grecia: il premier puntava a proteggere il 100% dei debitori in difficoltà, percentuale destinata a scendere al 60% rispetto alla prima concessione del 70% offerta dal leader di Syriza.

In cambio di tutte queste misure – che saranno comunque rivalutate anche in sede comunitaria – l’Eurogruppo darà il via libera ad una corposa tranche di aiuti per 12 miliardi. Soldi freschi per far ripartire l’economia, pensare a politiche di sostegno la domanda interna o per rifondare un panorama industriale ormai desertificato? Macché: dei 12 miliardi, 10 finiranno alle banche. Nello specifico, gli istituti ellenici hanno un immediato bisogno di risorse fresche per ricapitalizzarsi. Risorse che arriveranno per gentile concessione ds parte dell’Europa. Insieme alle case dei greci, assegnate con un tratto di penna.

Filippo Burla

 

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1 commento

Massimo Riti 18 Novembre 2015 - 12:39

Purtroppo una notizia come questa non la sentirò o vedrò mai in un Tg di “servizio pubblico” al quale siamo obbligati per altro a pagare un canone obbligatorio …

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