Afghanistan. Cecenia. Algeria. Ex Jugoslavia. Ruanda. E, ancora, Iraq e Siria. Gian Micalessin non si è praticamente perso un confitto come inviato di guerra negli ultimi trenta e passa anni. Eppure, l’attuale guerra in Ucraina lo ha colpito per la durezza dello scontro. Micalessin è stato uno dei pochi a recarsi in Donbass al seguito delle truppe russe: un modo per leggere il conflitto anche dalla parte di chi, in Occidente, pare non avere cittadinanza. Nei territori russofoni rivendicati dai separatisti, ha trascorso circa un mese. Un mese intenso e drammatico. Lo intervistiamo mentre sta passando la frontiera polacca per fare poi ritorno in Italia.

Questo articolo è stato pubblicato sul Primato Nazionale di luglio 2022

Intervista a Gian Micalessin

A che punto siamo della guerra?

«Non siamo alla fine, perché i russi non si fermeranno alla zona di Lugansk, ma cercheranno di ottenere anche la regione di Donetsk ancora sotto il controllo dell’Ucraina. C’è poi da capire se Putin, che ha rinviato per otto anni la guerra, tenterà, come molti in Russia gli chiedono, l’affondo su Odessa per togliere lo sbocco sul mare all’Ucraina e vincere la partita contro l’Occidente. La sfida, nella visione del presidente russo, è tra un mondo unipolare, governato esclusivamente dagli Usa, e uno bipolare, in cui la Russia ha ancora modo di far sentire la sua influenza. Per questo la sfida in Ucraina va molto al di là del Donbass».

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Lei è stato, sino ai giorni scorsi, al seguito delle truppe russe: che clima si sta respirando?

«C’è un clima strano, quasi incomprensibile per noi occidentali. Le truppe sono equipaggiate con armi e mezzi già superati al tempo della guerra in Afghanistan, a cui ho assistito come inviato, ma emerge la grande capacità di resilienza di quella Russia profonda a noi largamente sconosciuta. In Occidente non viene percepita sino in fondo questa capacità di resistenza che, in tanti momenti della storia, ha spinto il popolo russo a stringersi attorno ai propri leader e a vincere».

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1 commento

  1. Mah… volete sorridere… quando lo spirito militante tout court prevale, la pubblicazione viene subito girata ai possibili affini senza aver letto tutto l’ interessante tra cui sopra. Recupererò senz’altro copia e lettura ma questo è forse un errore che ci ha caratterizzato in tanti… prima militanti che studiosi.

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