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Roma, 1 lug – Migliaia di persone sono scese in piazza oggi a Hong Kong per protestare contro l’entrata in vigore della legge sulla sicurezza nazionale approvata ieri dalla Cina. Una legge che, come abbiamo scritto ieri su questo giornale, è una risposta alle sanzioni Usa e al contempo vera e propria mazzata per l’autonomia dell’ex colonia britannica. Ma sarebbe meglio dire per quel che ne rimane, perché di fatto il governo di Pechino con questo provvedimento del Comitato permanente del Congresso nazionale del popolo, ovvero il ramo legislativo del parlamento cinese, impone forse definitivamente il suo potere su Hong Kong. Si straccia così l’accordo siglato con la Gran Bretagna nel 1997, che riconsegnando l’ex dominio di Londra alla Cina ne conservava però per altri 50 anni un buon grado di autonomia.

Scontri e 300 arresti

Questa mattina, con i manifestanti radunati a Causeway Bay, la tensione era da subito palpabile e si è poi innalzata a tal punto che sono iniziati pesanti scontri tra forze dell’ordine e cittadini che protestavano. “Siamo nelle strade per protestare contro la legge di sicurezza nazionale. Non ci arrenderemo mai. Ora non è il momento di arrendersi”, ha scritto su Twitter l’attivista Joshua Wong. La polizia, al solito, non ha esitato a usare le maniere forti ricorrendo a cannoni ad acqua, cartucce urticanti e proiettili di gomma per disperdere la folla.

In totale, stando a quanto riferito dalla stessa polizia, sono stati eseguiti 300 arresti. Un dato che si riferisce alle ore 20:00 locali, le 14:00 in Italia. Le forze dell’ordine accusano i manifestanti di aver protestato senza autorizzazione e di aver scatenato disordini in luoghi pubblici.Chiaro che al contempo le accuse sono motivate anche dalla nuova legge sulla sicurezza nazionale entrata in vigore. Va detto comunque che si sono verificati anche atti di vandalismo contro i negozi a Causeway Bay e Wan Chai e un agente è stato ferito con un “oggetto affilato” mentre stava tentando di arrestare alcuni manifestanti.

Le blande proteste dell’Ue

Stati Uniti e Gran Bretagna hanno condannato la repressione cinese e in giornata è arrivata la consueta (e blanda) presa di posizione dell’Unione europea: “Riteniamo essenziale che i diritti e le libertà esistenti dei residenti di Hong Kong siano pienamente tutelati”. L’Alto rappresentante Ue, Josep Borrell, ha poi ribadito che Bruxelles ribadisce le su “gravi preoccupazioni per la legge sulla sicurezza nazionale” poiché “attribuisce grande importanza al mantenimento dell’alto grado di autonomia di Hong Kong, in linea con la Legge fondamentale e con gli impegni internazionali, nonché al rispetto di questo principio”. Parole che la Cina registrerà per poi gettare prontamente nel cestino, perché non sembra affatto che Pechino voglia cambiare linea.

Eugenio Palazzini

2 Commenti

  1. rompere le relazioni diplomatiche con la cina. in cina hanno una produzione agroalimentare insufficiente. basto sospendere le forniture alimentari per far cadere il governo comunista.