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Roma, 1 lug – Proprio non ce la fa Giuseppe Conte a non fare una delle sue sparate. Mentre la maggioranza giallofucsia è spaccata su come procedere con le semplificazioni – soprattutto per far ripartire le opere pubbliche, possibile volano economico in questa crisi devastante in cui ci ha piombati il governo con il lockdown – il premier parla del decreto in questione come della “madre di tutte le riforme“. Uno slogan per infiocchettare la solita fuffa. Parole vuote, visto che il decreto Semplificazioni, per l’appunto, è ancora un contenitore vuoto.

L’impasse della maggioranza diventa confronto costruttivo

“La pandemia del Covid-19 ha determinato una recessione senza precedenti – ammette Conte durante il question time alla Camera -. Tra gli strumenti per rilanciare la crescita” c’è anche il dl Semplificazioni “di cui stiamo discutendo in queste ore. E’ la madre di tutte le riforme, indispensabile per modernizzare l’Italia, tornare a far correre il Paese. E in queste ore è in atto un confronto costruttivo per trovare le soluzioni migliori”. Così definisce il premier l’impasse della maggioranza: un confronto costruttivo.

Il governo vuole accelerare l’iter delle opere (ma è incagliato)

Nel decreto, sul quale si sono incagliati i giallofucsia, “ci sono misure volte a produrre accelerazioni nell’iter delle opere, e c’è anche, questo tengo a sottolinearlo, un rafforzamento dei presidi di legalità”, dice ancora Conte. Con il decreto, spiega, si vuole intervenire anche “sulla responsabilità dei pubblici dipendenti, perché vogliamo superare la cosiddetta ‘paura della firma’ per i dipendenti pubblici” sul fronte opere pubbliche, spesso motivo di rallentamenti. Peccato che per semplificare e accelerare la maggioranza si sia complicata la vita rallentando su tutto.

Il premier: “Mai annunciato una sforbiciata all’Iva”

Abbassare l’Iva? E’ solo “un’ipotesi, non abbiamo ancora deciso sul tempo, la stiamo valutando”, precisa il premier. Più in generale, sul fronte del fisco, “l’obiettivo del governo è di far pagare tutti e consentire a tutti di pagare meno. Per quanto riguarda il giro di incontri” agli (inutili) Stati generali di Villa Pamphili “sono arrivate diverse sollecitazioni proprio in chiave fiscale per rilanciare il Paese. Io non ho mai annunciato” una ‘sforbiciata’ all’Iva, “ma ho detto, rispondendo a un giornalista, che si è parlato anche di questo e confermo che lo stiamo valutando in queste ore e in questi giorni”.

“Cashless”, il regalo alle banche

Come sappiamo (ennesimo regalo alle banche), l’ipotesi a cui pensa il governo “è quella del cashless” legato al taglio dell’imposta, ossia l’incentivazione della moneta elettronica, “su cui si è già lavorato nella legge di bilancio col cosiddetto bonus Befana. L’ipotesi su cui si può lavorare per dare una scossa”, una spinta “incentivante, rilanciando la domanda ma anche modernizzando il Paese, per cui tutti paghino perché tutti paghino meno”. In verità, il premier vuole costringere i cittadini a usare le carte di credito (pagando commissioni alle banche).

Giallofucsia spaccati, tutto rimandato a domani

Intanto, sul dl Semplificazioni i giallofucsia rimandano ancora, girando a vuoto senza trovare la quadra. “Ci siamo aggiornati a domani alle 9.30, poi il pomeriggio ci sarà il pre-Consiglio che sarà lunghissimo. Quindi tra domani e dopodomani ci sarà il Cdm” chiamato a varare il decreto, spiega il capogruppo di Italia Viva al Senato, Davide Faraone, al termine della riunione. Il Cdm era stato annunciato per domani, ma già slitta: segno che l’accordo è ancora lontano. “Siamo a un buon punto – dice invece Faraone -. Restano da affrontare le questioni del danno erariale, dell’abuso di ufficio e dei commissari per singole opere”. Quello che non dice il renziano è che sul “modello Genova” per le opere pubbliche e l’avvio dei cantieri senza gare d’appalto, Iv e M5S sono d’accordo. Ma Pd e LeU sono contrari.

Il premier predica bene e razzola male

Quello che non dice Conte, infine, che “strombazza” l’importanza del decreto (attaccato dall’opposizione che dice “basta annunci e promesse”), è che proprio sul dl Semplificazioni è stato messo nell’angolo da Pd, Iv e LeU e ha dovuto rinunciare al condono edilizio, alla fine stralciato dal testo. Il premier va in Aula insomma a predicare bene. Ma in realtà razzola davvero male.

Adolfo Spezzaferro