Il Primato Nazionale mensile in edicola

Roma, 10 ago – Il generale Soleimani diceva: “Noi siamo la nazione dell’imam Husseyn”. Oggi inizia il mese islamico di muharram. Nel mondo islamico sciita e in particolare in Iran, durante la prima decade prendono il via le cerimonie di lutto in ricordo dell’imam Husseyn. Esse culminano il decimo giorno con le commemorazioni di Ashurà (da non confondere con le commemorazioni praticate da alcuni gruppi minoritari sciiti che prevedono riti molto violenti e che non trovano riscontro nella tradizione originale). Perché i musulmani e gli sciiti in particolare ricordano la figura dell’Imam dopo quattordici secoli? Perché molti combattenti nella lotta al terrorismo hanno dichiarato di ispirarsi all’esempio dell’imam Husseyn? È quello che proverò a spiegare brevemente in questo articolo.



Chi era l’imam Husseyn

L’imam Husseyn era il figlio di Fatimah -a sua volta figlia del profeta Muhammad – e dell’imam Alì, quest’ultimo considerato dai musulmani sciiti primo Imam e legittimo successore del Profeta, mentre i musulmani sunniti lo considerano il quarto Califfo. L’imam Husseyn è invece considerato il terzo Imam dagli sciiti e i sunniti lo rispettano come membro della famiglia del Profeta e figura di profonda spiritualità. Dopo solo cinquant’anni dalla dipartita del profeta Muhammad (avvenuta nel 632 d.C.), un individuo corrotto di nome Yazid s’impadronì del califfato in modo illegittimo, un personaggio che spudoratamente contravveniva ai precetti religiosi e opprimeva il popolo. Yazid voleva che l’imam Husseyn si sottomettesse al suo potere, ma lui non accettò. Per metterlo sotto pressione, l’esercito di Yazid circondò la carovana dell’imam Husseyn nella piana di Karbalà (Iraq, dove ora si trova il suo mausoleo). I soldati di Yazid uccisero l’imam Husseyn e i suoi compagni in modo cruento, imprigionarono i familiari sopravvissuti e si giustificarono asserendo che erano miscredenti.

Black Brain

Tra gli eventi ricordati durante le cerimonie di lutto vi è in particolare il momento in cui l’imam Husseyn chiese acqua per il suo figlioletto di sei mesi assetato, mentre erano assediati dai soldati di Yazid. I soldati risposero con una freccia a tre punte che colpì il collo dell’infante, un metodo da Isis. Infatti i soldati di Yazid vengono considerati i precursori dei terroristi dell’Isis, mentre l’imam Husseyn è precursore di individui coraggiosi che si oppongono all’oppressione come il generale Soleimani. Soleimani, dopo aver distrutto l’impero dell’Isis in Iraq e in Siria, è stato ucciso in modo diretto e vigliacco da quelli che gli sciiti definiscono gli Yazid dei nostri tempi, ossia gli Stati Uniti e i suoi alleati.

Il precursore della lotta al terrorismo

Comprendere l’imam Husseyn e la tragedia che accadde a Karbalà, ci aiuta ad apprezzare la sua perspicacia politica e il suo amore per la verità, che gli permisero di percepire la nascita delle prime cellule dell’ideologia estremista e terroristica, la quale considera miscredente chi la pensa in modo diverso, e l’imam Husseyn non ebbe paura di sacrificarsi per combattere quell’ideologia. L’imam Husseyn aveva previsto che alcuni avrebbero tentato di riportare alla luce le radici del terrorismo e dell’estremismo e di diffonderlo nel mondo quale versione corrotta dell’Islam (wahabismo e simili), ed è per questo che egli mise in moto la logica di opposizione al terrorismo, cioè la resistenza e il sacrificio. Dobbiamo comprendere la profondità della tragedia di Karbalà per comprendere la gravità del pericolo del terrorismo, il cui scopo è la destabilizzazione e l’annientamento dell’identità religiosa.

Per i combattenti iraniani, afghani, siriani, iracheni e così via, lo slogan principale dell’imam Husseyn era ed è uno slogan eterno, fonte di ispirazione per molti individui nell’arco della storia, fondamentale per tutti, poiché rappresenta parole umane incise nell’eternità: i seguaci di Yazid dissero all’imam Husseyn che avrebbe dovuto sottomettersi all’abiezione e all’oppressione o sarebbe stato ucciso. L’imam Husseyn aveva moglie e figli e una vita molto intensa che amava, amava molto. Tuttavia era un Uomo, e un Uomo con la u maiuscola non può seppellire la propria umanità e nobiltà prima di se stesso, un uomo con la u maiuscola preferisce sacrificare la propria vita piuttosto che la propria nobiltà. Per questo disse ‘no all’umiliazione e all’abiezione’, l’abiezione e l’umiliazione sono lungi da individui come l’imam Husseyn, egli non ha temuto una morte precoce, ma ha preferito una morte accompagnata da nobiltà a una morte umiliante. Pertanto si è opposto all’oppressione e all’umiliazione ed è stato ucciso, ma il suo nome e il suo messaggio rimarranno eterni.

L’Europa è la propria storia dimenticata

Ora il mondo si trova in un momento di transizione, e in questo momento di transizione ogni individuo e ogni Stato deve scegliere o la nobiltà e la gloria o l’abiezione e l’umiliazione. Ogni Stato deve guardare alla propria gloriosa storia passata, imparare dai momenti di successo e da quelli bui. Se non ci fossero stati determinati errori, oggi l’Europa potrebbe essere un esempio di nobiltà, non l’agente delle politiche di altri paesi o istituzioni o multinazionali.

Per questo l’Europa deve riuscire a percepire il messaggio della sua coscienza, che è lo stesso messaggio ‘no all’umiliazione’ dell’imam Husseyn, perché dopo questo momento di transizione, di cui saremo testimoni, ogni individuo e ogni Stato dovrà scegliere se essere libero e nobile oppure ritrovarsi dall’altra parte del fronte, contro un grande esercito di uomini nobili e coraggiosi. Troveremo allora due fronti, quello della giustizia e quello dell’oppressione. Proprio ciò che è successo in Medi Oriente, e fino a quando il fronte della giustizia non si sarà stabilito in ogni luogo, non si fermerà, perché i popoli sono assetati di giustizia, di nobiltà, di umanità, dell’aiuto divino, dell’intimità di una famiglia e di una società viva e tranquilla.

Hanieh Tarkian

Pivert casual italian brand

La tua mail per essere sempre aggiornato

2 Commenti

  1. L’esempio di Kerbala così come altri nella storia rappresentano un punto di riferimento per i popoli e gli uomini che rifiutano l’oppressione dei “servi di Shaytan”, il mondo è ad un crocevia ed ormai è tempo per ognuno di scegliere da che parte stare, la Repubblica Iraniana ed il suo popolo ancora oggi sono l’emblema ed il baluardo della resistenza all’ordine mondialista, il Generale Soleimani è stato in questi tempi il massimo esempio di questa lotta,un vero Eroe che ha conosciuto il martirio , onore a lui ed a tutti coloro che ogni giorno lottano sul campo per la libertà e la giustizia di tutti… Grazie per questo articolo Hanieh e Redazione, purtroppo gli europei occidentali che possono comprendere tali insegnamenti ormai sono un esigua minoranza, ma del resto nel “regno della quantità” è giusto così, solo un aristocrazia spirituale e rivoluzionaria è in grado di piantare oggi i semi per una Renovatio totale…

  2. Più che ordine mondialista, lo definirei disordine mondialista dove tutti possono sguazzare… a vuoto.

Commenta