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Roma, 10 ago – C’è poco da fare: il passaporto vaccinale non convince fino in fondo. Di certo non ha convinto Andrea Crisanti, uno dei più feroci «chiusuristi» d’Italia. Quello, tanto per intendersi, che paragonò le riaperture al Mottarone e che vorrebbe schedarci tutti per controllare ogni nostro movimento. Ecco, finanche un «catastrofista orwelliano» come Crisanti non vede di buon occhio il green pass, tanto che già qualche giorno fa aveva smontato la retorica del governo Draghi: il certificato verde non serve a diminuire i contagi, come ci è stato più volte detto, ma solo a convincere le persone a vaccinarsi.



Crisanti scettico sul green pass

Concetto ribadito anche ieri sera, e con toni ancora più perentori. Ospite in collegamento a In onda su La7, Crisanti ha infatti dichiarato, senza tanti di giri di parole, che il certificato verde è niente più di «un incentivo alla vaccinazione, non è uno strumento di sanità pubblica. È una bufala pazzesca dire che col green pass creiamo ambienti sicuri, serve ad indurre le persone a vaccinarsi». Stessa posizione sostenuta, del resto, dall’altro ospite della serata, Paolo Mieli. Secondo l’ex direttore del Corriere della Sera, «sta passando l’idea che, con il green pass, sia possibile mettersi a fare le orge, o comunque delle grandi feste. Non è così».

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«Sul vaccino bisogna essere onesti»

Orge a parte, Crisanti se la prende anche con chi, nel tentativo di «blindare» il vaccino, non dà informazioni corrette ai cittadini: «Non sappiamo quali sono gli effetti a lungo termine, così come non lo sapevamo degli altri vaccini», specifica il microbiologo. Di qui la stoccata a Roberto Speranza e ai suoi fan: «L’unica cosa è dirlo onestamente. Cioè quando si ha qualche dubbio dire: questa cosa non la so». Insomma, per Crisanti occorre essere onesti sia sul green pass sia sul vaccino. Per una volta, impossibile dargli torto.

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Vittoria Fiore

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