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Roma, 27 feb – Poco più di quattro mesi. E’ il tempo impiegato dalla gran parte di media e politici occidentali per cambiare registro e raccontarci l’evoluzione della guerra in Siria. Ricorderete tutti l’indignazione globale nei confronti del sultano Erdogan per l’incursione bellica contro i curdi, ricorderete le accuse di buona parte della stampa che arrivò a definire il presidente turco un “terrorista di Stato” e ricorderete le proteste serrate contro Donald Trump reo di aver tradito “le curde e i curdi che combattono anche per noi”. Tutte accuse legittime, sensate, in parte pure condivisibili. Anche su questo giornale abbiamo più volte stigmatizzato l’inaccettabile violazione del diritto internazionale da parte di Ankara, il sostegno di Erdogan a quei gruppi jihadisti che certa stampa definisce a correnti alterne “ribelli” o “islamisti” e il doppio gioco americano in Siria.

C’erano una volta i curdi

Quattro mesi dopo tutto è stato ribaltato, con un’operazione mediatica che oscilla tra lo sciamanesimo siberiano e la stregoneria latinoamericana. Eppure nemmeno il Don Juan di Castaneda saprebbe fornirci spiegazioni riguardo a questo improvviso mutamento narrativo, a meno che non si azzardi l’ipotesi di massicce dosi di mescalina piombate d’un tratto in certe redazioni. Negli ultimi giorni avrete infatti notato, se non eravate troppo distratti dalle news sul coronavirus, l’impennata di accuse rivolte al governo di Damasco. Conclusa la fugace sceneggiata a difesa dei poveri curdi sempre mollati a un passo dall’altare, la stampa nostrana ha deciso di tornare alle origini puntando di nuovo l’indice del buon vecchio Uncle Sam contro il tiranno Assad. E’ sempre e solo lui a massacrare il popolo, gettando bombe a casaccio su ospedali, scuole, luoghi di aggregazione, mercati, cinema, paninari, piste di pattinaggio, spiagge con svolazzanti kitesurfisti e via delirando.

Le fonti fantasma

Un susseguirsi di sconvolgenti notizie derivate dalle solite fantomatiche (per non dire fantascientifiche) fonti di organizzazioni non governative e di improbabili personaggi senza nome che si aggirano in terra siriana. Ma soprattutto è lui, l’occhialuto Osservatorio siriano per i diritti umani, solitario one man show residente a Coventry (Regno Unito) a fornire inappuntabili esclusive alla stampa occidentale. E quale coniglio esce fuori dal cilindro magico? A Idlib è in atto un massacro troppo a lungo taciuto e i responsabili sono loro, gli aguzzini dell’esercito di Assad coadiuvati dalle truppe russe di Putin. In tutto questo Erdogan diventa implicitamente il paladino del popolo ucciso dalle bombe, l’ex terrorista di Stato si è tramutato in cavaliere senza macchia che contrasta da solo il tirannico governo siriano.

La realtà dei fatti

“La nostra richiesta è che le forze del regime siriano si ritirino oltre i confini previsti dal Memoriale di Sochi, allontanandosi dai nostri punti di osservazione. Il tempo che abbiamo concesso sta per scadere. Se le forze del regime non si ritireranno, libereremo questo territorio“, ha tuonato ieri il presidente turco, nuovo Batman dei media correct. E’ un vero peccato che agli stessi media correct sfugga ancora una volta la realtà dei fatti: la Siria è uno stato sovrano e Idlib è un concentrato di gruppi terroristici sostenuti dal sultano turco. Lo stesso sultano che massacrava i poveri curdi, lo stesso sultano che minaccia a ogni piè sospinto l’integrità dei confini europei con la carta migratoria. Abbiate almeno il coraggio di affermarlo: quattro mesi dopo tifate per Erdogan.

Eugenio Palazzini

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