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Roma, 31 ago – “La vocazione della gioventù africana non è quella di affondare nel Mediterraneo o di vivere nella clandestinità. Dobbiamo combattere l’emigrazione clandestina e i trafficanti di esseri umani, pur lavorando a una maggiore libertà di circolazione e di opportunità in Africa”. Parola di Macky Sall, presidente del Senegal. Un vero e proprio monito ai giovani africani a non espatriare e al contempo un avviso alle sirene umanitarie che continuano a gridare fesserie come “Welcome refugees” o “Siamo tutti clandestini”.
Il messaggio che arriva dal Senegal quindi è diametralmente opposto a quello diffuso dai dischi rotti dei buonisti di casa nostra, e giusto per parafrasare un altro slogan suona proprio come: “Aiutateci a casa nostra”. O meglio ancora: “Siamo a casa nostra e dobbiamo fare di tutto per restarci dando un futuro alle nostre generazioni, impedendone la fuga”. In ogni caso quello diffuso da Sall sulla propria pagina Facebook è un messaggio chiaro, senza mezzi termini, che impone a un intero mondo di accoglienti europei di fermarsi quantomeno a pensare e a ripensare la propria visione del fenomeno migratorio.
Non è però la prima volta che il presidente senegalese tuona contro quella che senza indugio si può definire una vergognosa tratta di essere umani. “Dobbiamo impegnarci in un’azione coordinata per rimpatriare, senza ulteriori ritardi, i cittadini africani in Libia”, disse Sall nel novembre 2017 rivolto all’Unione africana e al Presidente della Corte del Parlamento della Comunità Economica dell’Africa Occidentale (ECOWAS). Come riportava il quotidiano britannico The Sun, il presidente del Senegal chiese poi a gran voce di combattere le “pratiche anormali alle frontiere che sono una forma aggravata di corruzione”. Niente sogni di fantomatici Eldorado quindi, la soluzione del capo di stato africano alla povertà che attanaglia il continente nero somiglia molto a quella sovranista.
Alessandro Della Guglia

3 Commenti

  1. Complimenti vivissimi alla sincerità, al coraggio ed al senso della realtà del Presidente del Senegal.

  2. Ho visitato il Senegal un paese meraviglioso. Quello che dice il presidente è giusto.Tutti noi voglia mi vivere in un paese in cui siamo nati. È importante per la stessa lingua ,costumi ,religione.

  3. Non solo quella clandestina, ma anche, e soprattutto, quella regolare, che fa più danni ancora perché di fatto legalizza la snazionalizzazione.
    Leggo commenti da FB di africani, sull’articolo, che sembrano dispiaciuti di lasciare il proprio continente, ma non li credo: a loro in realtà piace invadere l’Europa.

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