Roma, 15 giu — Fermi tutti, il termine «vaiolo delle scimmie» o monkeypox è razzista e crea stigma nei confronti degli africani proprio perché contiene la parola «scimmie». Lo sostengono trenta di scienziati di tutto il mondo — gente che evidentemente dispone di un sacco di tempo libero, quando non lavora in laboratorio — che settimana scorsa hanno sottoscritto e inviato una lettera all’Oms con un appello: cambiare urgentemente la denominazione.

Il vaiolo delle scimmie discrimina gli africani

Avvenne lo stesso per il coronavirus o virus cinese, ora mutato in Covid, per evitare che l’epidemia venisse identificata con la Cina (da dove, peraltro, si sviluppò in circostanze tutt’altro che chiare e tutt’altro che chiarite, grazie all’ostruzionismo di Pechino). Un appello, se ci si pensa, che risulta — comicamente — più razzista della denominazione stessa: innanzitutto perché le scimmie non vivono solo in Africa. Secondariamente, bollare come «discriminatorio» nei confronti degli africani un termine che contiene la parola «scimmie», rivela un retropensiero al limite del suprematista, che di progressista ha ben poco.  

L’Oms cambierà la denominazione

Proposta che il direttore generale dell’Oms Tedros Adhanom Ghebreyesus ha accolto con entusiasmo, annunciando a tal proposito di aver convocato il Comitato di emergenza dell’Oms per il 23 giugno onde discutere della grave e urgentissima questione «Stiamo lavorando a una soluzione con partner ed esperti di tutto il mondo», e la nuova definizione verrà resa pubblica «il prima possibile». All’ordine del giorno anche l’opportunità di dichiarare il focolaio di vaiolo delle scimmie (noi continueremo a chiamarlo così) «un’emergenza internazionale», dati i suoi caratteri che hanno dell’ «insolito e preoccupante».

A questo proposito, nonostante l’esiguo numero di casi — dal 18 maggio 900 segnalati in 19 Stati membri dell’Ue, Norvegia e Islanda, di cui 32 in Italia  — la Commissione europea sta finalizzando un contratto per l’acquisizione di 110mila dosi di vaccino contro il vaiolo delle scimmie. «Questo è un chiaro segnale — ha detto la commissaria Ue per la Sanità Stella Kyriakides — che l’agenzia Hera (l’Autorità per la preparazione e la risposta sanitaria della Commissione europea) può rispondere efficacemente alle minacce alla salute». Altro virus, altre punture.

Cristina Gauri

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