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Roma, 22 gen – Donald Trump potrebbe salvarsi dall’impeachment. Il Partito Democratico vorrebbe chiudere la pratica in breve tempo, per togliere di mezzo la scomoda figura del tycoon dalla politica americana. A ben vedere, come già scritto su questo giornale, in realtà l’incandidabilità di Trump paradossalmente converrebbe più al Partito Repubblicano. Quest’ultimo rischia infatti una spaccatura, qualora l’ex presidente Usa decidesse di rimettersi in gioco, magari alla guida di un nuovo partito.

Impeachment di Trump: in Senato mancano i voti

Molti senatori repubblicani non ritengono però una buona idea condannare Trump nel processo che la Camera alta del Congresso avvierà non appena la Camera bassa avrà trasferito l’articolo di impeachment per istigazione all’insurrezione approvato una settimana fa. Questione di giorni, ma i democratici necessitano di una maggioranza qualificata dei due terzi che in questo momento è una chimera.

In pratica 17 senatori repubblicani dovrebbero voltare definitivamente le spalle a Trump, votando a favore della messa in stato di accusa. Come fa notare oggi l’Adnkronos, in realtà, sembra che soltanto cinque o sei senatori repubblicani siano disposti a farlo. E ci sono due motivi su tutti che spingono i repubblicani alla massima cautela. Il primo riguarda la mancata concessione della grazia, da parte di Trump, per le persone arrestate dopo l’assalto al Congresso del 6 gennaio. “Penso che se avesse graziato queste persone, il numero dei senatori pronti a votare sì sarebbe salito, perché avrebbe detto ‘queste sono persone mie’”, ha fatto notare a The Hill un repubblicano.

Impeachment, base elettorale divisa

Il secondo motivo che induce alla frenata è il timore di un eventuale rivolta dei sostenitori di Trump. E questo ci porta a riflettere, di nuovo, sull’opportunità per il Partito Repubblicano di auspicare la condanna. Da una parte si toglierebbe di mezzo un guastafeste, dall’altra però la base elettorale apprezzerebbe davvero questa mossa? Di sicuro non tutta, anzi ad occhio e croce una buona metà non la vedrebbe di buon occhio.

Non a caso proprio oggi Mitch McConnnel, leader dei repubblicani in Senato, ha proposto di rinviare a metà febbraio l’inizio del processo di impeachment. McConnell ha chiesto difatti alla Camera di aspettare fino al 28 gennaio per presentare le accuse, dando così ai legali di Trump tempo fino all’11 febbraio per preparare la difesa. “I repubblicani del Senato sono fortemente uniti nel sostenere il principio che l’istituzione del Senato, l’ufficio della presidenza e lo stesso ex presidente Trump meritano tutti un processo completo ed equo che rispetti i suoi diritti e le serie questioni fattuali, legali e costituzionali in gioco”, ha precisato McConnell.

In ogni caso sulle tempistiche decide il presidente della Camera, la dem Nancy Pelosi, come noto acerrima nemica di Trump. E’ lei che deve dare il via all’inizio del processo, inviando al Senato l’accusa di istigazione all’insurrezione. Eppure Pelosi non ha ancora fatto sapere quando intende farlo. Verosimilmente perché anche al Senato americano è in atto una sorta di caccia al “responsabile”, o al voltagabbana se preferite.

Eugenio Palazzini

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2 Commenti

  1. questa Boldrini americana,con il volere l’impeachment di un Presidente non più in carica,è la prova provata che queste elezioni siano state truccate;

    in effetti se tal Biden avesse davvero preso DIECI MILIONI (!) di voti in più rispetto anche ad un Obama,non vi dovrebbe esserci davvero nessun timore di rivedere tra soli 4 anni Trump nuovamente candidato e…

    vincitore.

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