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Roma, 22 gen – Il governatore del Lazio Nicola Zingaretti e l’assessore alla Sanità Alessio D’Amato sono indagati dalla Procura di Roma nell’ambito dell’inchiesta sulle nomine dei dirigenti delle Asl del 2019. Il reato ipotizzato è quello di abuso di ufficio. L’inchiesta, coordinata dal procuratore aggiunto Paolo Ielo, nasce da un esposto presentato dal consigliere regionale di Fratelli d’Italia Antonio Aurigemma. Il gip di Roma ha disposto una proroga delle indagini su richiesta della Procura.



Nomine Asl: Zingaretti indagato, con lui anche l’assessore alla Sanità e il direttore dell’Umberto I

Fra gli indagati – oltre al governatore e leader del Pd e l’assessore alla Sanità – ci sono anche Andrea Tardiola, segretario della giunta della Regione Lazio e Renato Botti, all’epoca dei fatti responsabile della direzione della Salute della Regione Lazio. Nonché Vincenzo Panella, direttore generale del Policlinico Umberto I. Quest’ultimo, interpellato dall’AdnKronos, si dice tranquillo, perché è sicuro che le nomine siano in regola. Spetterà adesso alla procura di Roma decidere se chiedere per gli indagati il rinvio a giudizio o l’archiviazione.

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Centrodestra all’attacco: “M5S sia coerente e rompa alleanza con Pd”

La notizia della proroga delle indagini per il segretario del Pd Zingaretti è occasione ghiotta per il centrodestra, che va all’attacco della maggioranza giallofucsia.  “Il ragionamento del Movimento 5 Stelle sia simmetrico. Se non si governa con Cesa perché indagato, allora il pensiero valga anche per Zingaretti, indagato per abuso d’ufficio. Fermo restando il nostro garantismo, per cui indagato non significa condannato, per coerenza i grillini dovrebbero sciogliere l’alleanza con il Pd e andare al voto, restituendo la voce agli italiani e dando finalmente alla nazione un governo coeso e autorevole”. A farlo presente sono due esponenti di Fratelli d’Italia Federico Mollicone e Fabrizio Ghera. Rispettivamente deputato eletto nella circoscrizione Lazio 1 e capogruppo di FdI alla Regione Lazio.

Anche il leader della Lega pone la medesima questione ai vari Di Battista e Di Maio, che hanno detto “mai con chi è indagato”. “I cittadini meritano chiarezza e rapidità, anche per le eventuali ricadute sul governo nazionale. I guai del leader Pd complicano il reclutamento di voltagabbana o per il Movimento 5 Stelle i politici indagati non sono più un problema?”, fa presente Matteo Salvini.

L’interrogazione di Aurigemma sui mancati requisiti per le nomine

Nello specifico, la vicenda in questione nasce dall’interrogazione presentata il 12 agosto 2019 da Aurigemma in merito ai requisiti richiesti dalla legge per essere nominati dirigenti sanitari. Criteri che non sarebbero stati rispettati nell’assegnazione delle nomine. Nello specifico, “aver svolto per almeno cinque anni una qualificata attività di direzione tecnica o amministrativa in enti o strutture sanitarie pubbliche o private di media o grande dimensione”. Il punto è che con una delibera della Regione è stato eliminato il requisito dei cinque anni di servizio nelle strutture sanitarie. Una mossa – si potrebbe obiettare – per poter assegnare le poltrone a chi si voleva, al di là del curriculum. Non a caso Aurigemma ha contestato il provvedimento della Regione, “palesemente illegittimo e anzi contrario ad atti aventi forza di legge”. Dal canto suo, la Regione Lazio ha giustificato la delibera “per dar modo a un’amplia platea di professionisti di partecipare”.

Adolfo Spezzaferro

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