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bufale fake news germania heiko maas multaBerlino, 5 apr – Sembrava solo il delirio del “Boldrini di Germania”, il ministro della Giustizia tedesco Heiko Maas, che lo scorso 15 marzo aveva presentato la proposta di legge. E invece oggi il governo di Angela Merkel ha approvato la legge anti bufale (fake news come dicono quelli bravi), che prevede multe fino a 50 milioni di euro per i social network come Facebook o Twitter, ma anche Youtube, che non rimuoveranno con la dovuta solerzia contenuti e pagine penalmente rilevanti, discriminanti o con notizie palesemente false. Dopo l’approvazione del governo tedesco ora la parola passa al Bundestag. Se venisse approvata anche dal Parlamento la Germania sarebbe il primo Stato ad applicare una legge sulle “fake news” di questa portata, nazione all’avanguardia rispetto all’applicazione della censura ai tempi del pensiero unico.
La proposta del ministro Heiko Mass (Spd) è stata accolta dalla Merkel, che guarda con preoccupazione alle elezioni del 24 settembre, dove si prevede una forte affermazione dei populisti di Afd e così ogni modo per zittirli diventa lecito. La legge inoltre non riguarderà esclusivamente i colossi del web come Facebook, ma anche i semplici responsabili dei siti per i quali è prevista una sanzione fino a 5 milioni di euro. Non contento, Heiko Maas, rispetto alla formulazione iniziale ha inserito nella futura legge anche il riferimento ai contenuti che incitino al terrorismo o pedopornografici. Anche per questi la rimozione immediata sarà obbligatoria, se i gestori di social e siti non vorranno ritrovarsi sul groppone una multa milionaria.
La legge prevede poi dei casi più “eclatanti”, per i quali la censura dovrà avvenire obbligatoriamente entro 24 ore: si tratta degli interventi negazionisti rispetto ai campi di concentramento, che in Germania sono già vietati. Per rendere tutto più fruibile e “veloce”, Facebook, Twitter e soci dovranno indicare un responsabile tedesco per i siti, che raccoglierà i reclami più velocemente. I social media “sono responsabili se le loro piattaforme vengono sfruttate per fake news e calunnie“, chiarisce l’irreprensibile Heiko Maas. La legge arriva dopo un anno di “prova” eseguito dal ministero, in cui social e blog erano stati messi sotto osservazione per misurare i tempi di reazione rispetto alla rimozione di bufale e contenuti infamanti. Secondo il ministro ovviamente i tempi sono stati considerati troppo lunghi.
Anche nella politicamente correttissima Germania il provvedimento ha suscitato non poche proteste, soprattutto da parte dell’associazione degli editori tedeschi, la “Verband deutscher Zeitschriftenverleger”, che ha gridato alla censura. Già men o di un mese fa, quando Heiko Maas aveva presentato la sua proposta, gli editori avevano ribadito “non siamo i cani da guardia di Facebook”. Dal canto suo il ministro ha risposto “per noi la libertà d’opinione finisce là dove comincia la calunnia”. Il problema è che per stabilire cosa sia libertà di espressione e cosa calunnia hanno messo in piedi quello che Orwell in 1984, con più fantasia, aveva chiamato il “Ministero della Verità”. 
Davide Romano

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