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Baghdad, 14 mag – Un’affluenza che non ha superato il 44,5% ha segnato il primo voto dell’Iraq dopo l’Isis, il quarto dalla caduta di Saddm Hussein. A schede quasi del tutto scrutinate e con i risultati definitivi di 10 province su 19, stanno vincendo i sadristi, con il loro leader Mottaqa Al Sadr in vantaggio sugli altri candidati.Il pieno di voti è stato fatto a Baghdad.
Al secondo posto si attesta la coalizione Fatah guidata dall’ex ministro dei trasporti ed ex capo milizia sciita filo-iraniano Hadi Al Amiri: una alleanza di candidati provenienti dal bacino delle forze paramilitari. Al Amiri, da comandante, ha combattuto lo Stato islamico durante la guerra con i jihadisti che si è conclusa lo scorso autunno. Il premier uscente Al Abadi, appoggiato e sostenuto dall’Occidente, si ferma solo al terzo posto nonostante alla vigilia del voto fosse dato per favorito.
Al Sadr è un religioso sciita e capo di quell’Esercito del Madhi che tra il 2004 e il 2008 tenne in scacco le forze della coalizione a guida statunitense nel famigerato assedio di Sadr City. Un’immagine, quella del terrorista, che dopo essere stato cooptato all’interno della scena politica nazionale, ha saputo ripulire con una campagna di contrasto allo Stato islamico. A queste elezioni si è presentato come leader della Coalizione degli Uomini in Cammino, frutto di un’alleanza tra il suo movimento e il partito comunista iracheno e tra i punti forti del programma c’era la lotta alla corruzione e il rilancio dei servizi che in Iraq sono assai carenti. Al-Sadr, nonostante sia un chierico sciita, non è filo-iraniano. Con Teheran ha rotto, criticando l’ingerenza degli affari iracheni, e si è avvicinato all’Arabia Saudita.
I risultati definitivi dovrebbero arrivare in serata. Al momento stanno circolando documenti d cui risulta che Al Sadr ha vinto il voto popolare a livello nazionale con 1,3 milioni di voti e si è assicurato 54 dei 329 seggi. Segue Al Amiri con 1,2 milioni di voti e 47 seggi, quindi Al Abadi con più di un milione di voti e 42 seggi. Quel che è certo che i tempi per la formazione di un governo saranno lunghi, non avendo nessuna coalizione conquistato la maggioranza assoluta.
Anna Pedri



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