Roma, 23 gen – Negli ultimi anni in Uganda sono stati scoperti grossi giacimenti di petrolio – il più grosso detiene 6 miliardi di barili di oro nero – e la produzione dovrebbe iniziare il 2025. Ma c’è il problema dell’accesso ai mercati. L’Uganda non ha accesso al mare e per tale motivo è stata di vitale importanza la decisione da parte del parlamento della Tanzania di approvare la costruzione di un oleodotto che possa permettere all’oro nero ugandese di raggiungere l’Oceano Indiano.

Tanzania, chi costruisce l’oleodotto

Questo oleodotto avrà una lunghezza di 1.443 chilometri e partirà da Kabaale, in Uganda, per finire a Chongoleani in Tanzania. Disporrà poi di un collettore: sei stazioni di pompaggio, 27 stazioni di riscaldamento e due stazioni per ridurre la pressione. A costruire questo oleodotto da 3,5 miliardi di dollari saranno le compagnie che sfrutteranno questi giacimenti di petrolio (la francese Total e la cinese Cnooc), ma al progetto parteciperanno anche i governi di Uganda e Tanzania. Sulla carta questo oleodotto potrebbe portare benefici economici non solo all’Uganda ma anche alla Tanzania. L’economia ugandese è stata colpita pesantemente dalla pandemia e il governo punta alle entrate petrolifere per rilanciarla, così da ridurre i tassi di povertà che durante la pandemia sono cresciuti.

Le ambizioni della Tanzania

Quanto alla Tanzania questo oleodotto fa parte di un piano molto più vasto di usare la sua posizione geografica per consentire anche ai vicini Paesi che non hanno accesso al mare di esportare le loro materie prime. In questo caso la materia prima è il petrolio ugandese e con questo oleodotto la Tanzania potrà guadagnare dai diritti di passaggio del petrolio sul suo territorio. Ma questo non è il solo progetto, visto che in precedenza il governo tanzaniano ha approvato la costruzione di ferrovie e strade per consentire al Burundi e alla Repubblica Democratica del Congo di esportare attraverso il suo territorio i loro prodotti, consentendo di fatto alla Tanzania di diventare un polo logistico.
Giuseppe De Santis

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3 Commenti

  1. Mungu ibariki Tanzania.
    (Dio benedici la Tanzania)
    Comunque, si sappia che in Tanzania le mascherine usate non le buttano bel cesso.
    Anzi non le usano proprio più.

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