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Russian President Putin meets with Greek Prime Minister Tsipras in Moscow
Alexis Tsipras e Valdimir Putin a Mosca, 8 aprile 2015


Mosca, 9 apr – Le grandi aspettative che la sinistra critica residuale d’Europa aveva riposto nell’incontro del premier greco Alexis Tsipras col presidente russo Vladimir Putin sono andate completamente disattese. Per meglio dire, si sono risolte in un successo almeno potenziale per la Russia, mentre probabilmente soltanto la mancanza di coraggio da parte ellenica ha precluso un esito che poteva essere, se non storico, almeno molto importante.

A quanto risulta dalla conferenza stampa congiunta e conclusiva dell’incontro dell’8 aprile, infatti, Tsipras non avrebbe chiesto a Mosca alcun aiuto finanziario diretto finalizzato a ripagare l’enorme debito di 316 miliardi di euro che Atene dovrà restituire a partire dall’11 aprile ai creditori internazionali, tra cui il primo (63%) è il fondo europeo di stabilità (figura successiva). È curioso anche che contemporaneamente all’incontro di Tsipras a Mosca, il suo ministro dell’economia Yanis Varoufakis fosse a Washington per trattare proprio sul debito greco con il Fondo monetario internazionale (Fmi), che a sua volta ne detiene il 9,5%. Un piede in due staffe, a quanto pare, e comunque ben saldo sulla sponda occidentale.

greece_debtLa richiesta greca di allentamento unilaterale delle sanzioni russe sui prodotti agroalimentari europei, inoltre, è caduta nel vuoto: lo stesso Putin dichiarava infatti che “non si può fare alcuna eccezione per un paese membro della Ue”, concedendo comunque che è possibile seguire la via della creazione di joint venture nel settore agricolo.

Qualcosa si è mosso invece sul versante energetico: in seguito alla cancellazione del mega-progetto South stream , il gasdotto che avrebbe dovuto portare il gas russo direttamente in Europa evitando il corridoio ucraino, e il suo ripiegamento sulla Turchia, la Grecia si sarebbe offerta di fungere da “hub” per almeno una parte dei 63 miliardi di metri cubi annui di metano russo, in pratica ospitando l’infrastruttura necessaria a pomparlo verso gli altri paesi della Ue, nonché partecipando alla sua realizzazione (e forse anche a quella del tratto a monte denominato “Turkish stream”), in cambio di uno sconto sul prezzo del gas per il mercato domestico e – cosa ancora più importante nell’immediato – di un anticipo sui profitti futuri generati dal gasdotto, da restituire nella successiva fase di operatività.

Forse per anticipare e prevenire eventuali obiezioni da Bruxelles in merito al rispetto delle regole comunitarie – le stesse in base alle quali è fallito il progetto South stream – Tsipras ha precisato che ogni stato membro “ha diritto a firmare accordi bilaterali in campo energetico”, aggiungendo che questo progetto può assicurare la “sicurezza energetica rispettando le regole sia della Grecia che dell’Unione Europea”.

È quindi da progetti concreti di cooperazione industriale, non solo di natura energetica e incluse eventuali partecipazioni russe nelle privatizzazioni previste da Atene, che Tsipras spera di ottenere una parte della liquidità necessaria a tenere in piedi il paese e soddisfare i creditori internazionali.

Sul piano strategico, d’altra parte, tra i due interlocutori è sicuramente la Russia che ha ottenuto i migliori risultati, in primo luogo per la prospettiva sempre più concreta di uno sbocco garantito del proprio gas sul mercato europeo, quindi per la possibilità di acquisire asset industriali importanti in un paese dell’Unione.

Ha argomentato il presidente russo: “Se realizzeremo alcuni grandi progetti in grado di generare introiti in Grecia, questi potranno essere utilizzati per ripagare i prestiti”, aggiungendo che una soluzione al problema del debito greco sarebbe vincente per tutti, dalla Ue alla Russia: “Se l’economia greca crescerà grazie alla Russia, e potrà ripagare i propri debiti, questo aiuterà tutti”, sottolineando che il recupero economico di Atene non dovrebbe passare per vie politiche.

Francesco Meneguzzo

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