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Washington, 17 feb – Si allarga di nuovi sviluppi l’indagine denominata Russiagate. L’ennesima svolta con nuovi indagati, nuove accuse, nuove trame.
La sensazione, detto fuori dai denti, è che il procuratore Mueller a capo dell’indagine abbia scelto di procedere soprattutto in ampiezza aggiungendo sempre nuovi sospetti o strani legami, ma senza andar troppo in profondità. Ai maliziosi, schiera alla quale evidentemente apparteniamo, questo fa pensare che giuridicamente i riscontri siano pochi (ed infatti fino ad ora sono stati smontati con una certa sistematicità) e che quindi sia importante procedere “allargandosi” in modo da guadagnare tempo e usare l’inchiesta come arma almeno politica. I media liberal infatti non parlano d’altro.
In queste ultime ore Mueller ha accusato 13 cittadini russi e tre compagnie di stanza a Mosca di aver cospirato contro Hillary, agendo in modo coordinato in differenti modi: diffondendo fake news su Hillary (che in realtà al 99% erano legate alle mail trafugate dal server del Partito Democratico, quindi tecnicamente si trattava non di fake news, quanto piuttosto di notizie vere ottenute in modo illegale: non certo una novità neppure per il famigerato “giornalismo di inchiesta” made in Usa), favorendo la campagna di Sanders per indebolire da sinistra la Clinton, aiutando la campagna di Trump (come? non si sa: si parla di aver pagato una figurante per vestirsi da Hillary carcerata in Florida; un po’ pochino per vincere le elezioni).
Al netto dei toni indignati dei democratici che ora si scoprono ingenui sacerdoti della forma di concreto c’è poco: i soli eventuali guai per Trump possono arrivare soltanto nel caso l’accusa provasse che qualcuno dell’entourage del Presidente avesse legami diretti e consapevoli con questi “indagati”, ed anche in questo caso, sul piano giuridico bisognerebbe poi chiedersi cosa di tutto questo si possa effettivamente considerare un illecito. Aver creato account falsi? Ce ne sono milioni ed è pratica comune: persino i privati cittadini li usano. Aver favorito alcune notizie invece di altre? Non è quello che fanno ogni singolo giorno i media di tutto il mondo? Aver lavorato per compromettere l’immagine della Clinton? E’ esattamente quello che farebbe ogni studio di Marketing politico per favorire il proprio candidato alle elezioni a discapito dell’avversario; anzi, proprio negli Usa questa pratica è diventata una professione.
In conclusione, delle due l’una: o l’intero Russiagate non ha, al momento, nessuna base giuridica solida contro Trump e occorre solo come arma politica per occupare i media con una narrazione che possa danneggiare Trump oppure Mueller ha ragione ed in tal caso bisognerebbe interrogarsi sul fatto che il sistema politico degli Stati Uniti d’America possa essere manipolato da una potenza rivale impiegando una manciata di uomini.
Guido Taietti

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3 Commenti

  1. Questi democratici americani assomigliano sempre più ai comunisti italiani……..non sanno vincere, non sanno perdere……c’è più democrazia nelle deiezioni del mio criceto Hermann che nella mente di queste zucche vuote clintoniane e orfane dell’islamico obama ……..fake news russe??? Ma
    non rompano il cazzo.

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