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Roma, 19 nov – Nell’anno della pandemia potrebbe davvero suonare come un tragico scherzo dall’aroma medievale, una di quelle storie da anno mille con i cieli solcati da chimere e da nefasti presagi della fine del mondo, e invece è tutto vero. In Indonesia, un artigiano di bare trentatreenne, Josua Hutagalun, è divenuto ricchissimo grazie –  o forse meglio a dirsi a causa  – di un meteorite che piovuto dal cielo ha sfondato il tetto della sua abitazione e gli è piombato in casa.

L’incredibile vicenda, occorsa alcune settimane fa nella cittadina di Kolang, sull’isola di Sumatra è stata comprensibilmente ripresa da giornali e siti internet di tutto il mondo. Il ragazzo era intento a lavorare ad una bara, nel cortile di casa, quando si è reso conto, per il forte impatto e per l’altrettanto fragoroso rumore che ne è derivato che una roccia era caduta dal cielo infrangendosi contro il tetto della sua abitazione: il piccolo meteorite, nei fatti una roccia del peso di 2,1 kg ha distrutto una porzione di tetto, arrestando poi la sua corsa celeste nella casa.

“Il boato ha fatto tremare la casa. Ho visto che il tetto di lamiera aveva un buco e quando l’ho sollevata, la pietra era ancora calda” ha dichiarato l’artigiano, assai scosso per la incredibile vicenda e per lo scampato pericolo. Al di là della curiosità del fatto, riportato dal quotidiano indonesiano Compas e ripresa da testate straniere come The Independent e The Sun, c’è da dire che una volta periziato, il meteorite ha da subito rivelato delle enormi particolarità: si tratta di una varietà da considerarsi assai rara, con una età stimabile attorno ai 4,5 miliardi di anni e avrebbe un valore che si aggira attorno ai 700 euro al grammo. Il sasso stellare è stato acquistato da un collezionista rimasto anonimo ed è ora conservato presso il Center for Meteorite Studies in Arizona. Con la considerevole somma ricavata, il ragazzo indonesiano ha dichiarato che si ritirerà dal commercio di bare, metterà su famiglia e contribuirà alla edificazione di una Chiesa nel suo villaggio natio. Deus Vult.

Cristina Gauri

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