Roma, 25 nov – Gli Emirati Arabi Uniti possono festeggiare: un loro importante esponente governativo è stato eletto presidente dell’Interpol. Si tratta di Ahmed Naser al-Raisi, ispettore generale del ministero dell’Interno emiratino. Una nomina che era nell’aria e che negli ultimi giorni la gran parte dei media internazionali scongiuravano, perché al-Raisi è accusato di essere un torturatore. In ben cinque nazioni – tra cui la Francia, dove ha sede l’Interpol – sono state presentate denunce penali nei suoi confronti. Su al-Raisi pende anche l’accusa di detenzioni arbitrarie negli Emirati Arabi Uniti.



Il capo dell’Interpol accusato di torture

Per questo diverse organizzazioni internazionali, politici europei e associazioni si erano detti fortemente contrari all’elezione del generale emiratino a capo dell’Interpol. D’altronde è difficilmente accettabile che un uomo accusato di torture guidi l’Organizzazione di polizia più grande del mondo che offre peraltro sostegno strategico, nonché di condividere informazioni e dati su criminali ricercati, alle forze dell’ordine dei 195 Paesi membri.

Nello specifico due cittadini britannici, Matthew Hedges e Ali Issa Ahmad, hanno accusato al-Raisi di aver supervisionato torture nei loro confronti quando erano detenuti negli Emirati. I due uomini furono imprigionati nel 2018 per spionaggio. Accusa piuttosto pretestuosa se consideriamo che, ad esempio, Ali Issa Ahmad pare fosse semplicemente un tifoso di calcio che decise incautamente di indossare una maglietta del Qatar durante una partita tra Iraq e Qatar. Gesto che negli Emirati Arabi Uniti era in quel momento considerato illegale per via dell’inimicizia tra i due Paesi del Golfo.

Gli Emirati influenzano l’Interpol?

Ogni quattro anni l’Assemblea Generale dell’Interpol – l’organo che governa l’organizzazione di polizia – elegge il proprio presidente. In questo caso, il neo eletto al-Raisi si insedierà a partire nel marzo 2022. Ma come si è arrivati a questa scelta? L’Interpol, pur essendo un’importantissima organizzazione internazionale, non riceve grandi finanziamenti: ha un budget annuale di circa 150 milioni di dollari.

Il sospetto di molti è che gli Emirati Arabi Uniti siano riusciti ad esercitare una forte influenza grazie a specifiche donazioni milionarie. Ad esempio nel 2017 promise ben 50 milioni di dollari – cifra senza precedenti – alla Fondazione Interpol. Quest’ultima è un’organizzazione no profit – sulla carta indipendente e con sede in Svizzera – che a sua volta sostiene le attività dell’Interpol. In un rapporto pubblicato dall’ex direttore del settore pubblico del Regno Unito si fa notare come il contributo economico degli Eau rappresenti “una delle più grandi donazioni singole mai fatte all’Interpol” e di conseguenza potrebbe garantire un’influenza indebita” emiratina sull’Interpol.

Eugenio Palazzini

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