Diplomatico, giornalista, saggista, storico: Sergio Romano è tutto questo e anche di più. Nei suoi 93 anni, portati con la solita flemma e il solito stile, ha avuto anche il ruolo di testimone oculare del crollo dell’Urss da un osservatorio privilegiato quale l’ambasciata italiana di Mosca. Poi, proprio in quegli anni, per contrasti con l’allora governo De Mita, ha chiuso con l’attività diplomatica e si è dedicato al giornalismo, divenendo uno degli osservatori più attenti e conosciuti delle dinamiche geopolitiche mondiali. Non ha più praticamente smesso di scrivere: tanti i suoi libri, fra i quali spicca una serie dedicata proprio alla Russia (oltre a una biografia di Putin) e quanto mai di attualità: Processo alla Russia, un volume dove Sergio Romano sottolinea come l’Europa continui a vedere nella Russia una civiltà nemica e separata, e il più recente La scommessa di Putin, dove prova ad analizzare i motivi di un conflitto che sta turbando gli equilibri mondiali. Alla Russia, in qualche modo, non ha mai smesso di pensare, sia pure criticamente.

Questo articolo è stato pubblicato sul Primato Nazionale di giugno 2022

Intervista a Sergio Romano

A cosa mira realmente Putin con la guerra in Ucraina: al Donbass, alla Crimea o a cos’altro?

«Putin si era molte volte espresso in pubblico circa la necessità che la Russia dovesse tornare a essere una potenza. Non dimentichiamo che per 50 anni essa è stata una potenza mondiale, creando un impero con Stati satelliti. È terminato tutto con la fine della guerra fredda, e le correnti nazionalistiche che hanno Putin come leader aspirano a ridare alla Russia quell’autorità e autorevolezza che aveva in passato. È questo l’obiettivo, e non escludo che riesca a centrarlo. E poi non va dimenticato che l’Ucraina è strettamente legata alla Russia: sono quasi come due cugini, due fratelli separati, le cui storie si incrociano e spesso finiscono per confliggere. Forse Putin ha sottovalutato una reazione così forte dall’Ucraina».

Era evitabile questo conflitto e se sì, come?

«Direi che non sono politicamente e storicamente sorpreso della guerra. D’altro canto, Putin è, come detto, l’esponente più conosciuto e amato da una parte della società russa che crede in un nazionalismo esasperato e che trova fondamenti nelle teorie di Alexander Dugin».

Fantapolitica: con Trump rieletto, la conclusione sarebbe stata la solita?

«Non lo so cosa sarebbe successo. Trump e Putin si sono trovati alleati perché “nemici” del potere costituito, ma Trump…

La tua mail per essere sempre aggiornato

3 Commenti

  1. Ma questo personaggio esageratamente “fine” (direi addirittura sino a rasentare la superficialità), sa che sovranismo e nazionalismo possono non coincidere?!

Commenta