Roma, 2 nov – Tutto come da programma e da annunci, l’amministrazione Trump ha annunciato il ripristino delle sanzioni nei confronti dell’Iran revocate con l’accordo sul nucleare del 2015. Un passo indietro di tre anni quindi, quando gli Stati Uniti decisero di aprire il dialogo con Teheran e sotterrare l’ascia di guerra. Washington adesso vorrebbe escludere le istituzioni finanziarie iraniane dal circuito bancario internazionale “Swift”.
Il governo Usa ha però deciso di non imporre, per il momento, di allinearsi con le sanzioni a otto nazioni, perché taglierebbero loro drasticamente le importazioni di petrolio dall’Iran. Secondo quanto riportato dalla Reuters, fonti del congresso statunitense, confermerebbero la decisione di Washington a riguardo: gli Stati Uniti consentiranno quindi agli otto Stati in questione di comprare il greggio iraniano.
Pur non essendo specificato quali siano gli otto “fortunati” beneficiari di questa deroga, con tutta probabilità trattasi dei principali partner dell’Iran: Cina, India, Turchia, Giappone, Corea del Sud, Emirati Arabi, Grecia e Italia. I principali partner asiatici di Teheran hanno poi chiesto appositamente una deroga proprio perché le sanzioni determinerebbero inevitabilmente un’ulteriore impennata sul prezzo del petrolio.
L’Italia dunque potrà continuare, almeno per il momento, a relazionarsi con l’Iran senza subire condanne e veti da parte degli Stati Uniti. Ma le conseguenze della scelta Usa di ripristinare le sanzioni rischiano non soltanto di far schizzare alle stesse il prezzo del petrolio, ma di esacerbare lo scontro con l’Iran a livello internazionale. E generare altro caos in tutta l’area mediorientale.
Eugenio Palazzini

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