Roma, 6 feb – L’ennesima, incauta, sparata di Donald Trump non è affatto piaciuta al governo iraniano. Il presidente degli Stati Uniti ha dichiarato, nel suo discorso sullo Stato dell’Unione, che l’Iran “invoca la morte dell’America e il genocidio degli ebrei”. Arrivando a evocare la sparatoria dello scorso anno nella sinagoga di Pittsburgh, in cui furono uccise 11 persone. Strage però commessa da Robert Bowers, cittadino americano. Cortocircuiti trumpiani a parte, la risposta di Teheran non si è fatta attendere.

“Gli iraniani – compresi i nostri compatrioti ebrei – stanno commemorando 40 anni di progresso malgrado le pressioni degli Stati Uniti, proprio mentre Donald Trump lancia nuove accuse contro di noi al discorso sullo Stato dell’Unione. L’ostilità degli Usa li ha portati a sostenere dittatori, tagliagole ed estremisti, che hanno solo portato rovine alla nostra regione”. Lo ha scritto su Twitter il ministro degli Esteri iraniano Javad Zarif, replicando così alle palesi accuse di antisemitismo rivolte da Trump.


Secondo il presidente americano inoltre, l’Iran “é il Paese al mondo che più di tutti sponsorizza il terrorismo di Stato”. Un’accusa senza alcun fondamento, che anzi suona decisamente stonata se consideriamo il sostegno degli Stati Uniti alle monarchie del Golfo che spesso e volentieri si sono distinte per il sostegno, economico e non solo, a gruppi terroristici in Siria e in Iraq.

Esattamente l’opposto di quanto fatto dall’Iran, che al contrario il terrorismo lo ha sempre combattuto sul campo. Sia all’interno dei confini nazionali, sia supportando concretamente il governo di Damasco. La decisione di Trump di ritirarsi dall’accordo sul nucleare con Teheran e l’introduzione di nuove e ancor più dure sanzioni contro l’Iran, lo stanno evidentemente portando ad esacerbare un clima già oltremodo teso.

Eugenio Palazzini

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