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Teheran, 7 lug – Scaduto il primo ultimatum, l’Iran dimostra di fare sul serio e annuncia di aver ricominciato ad arricchire il suo uranio. Lo fa in “violazione” dell’accordo del 2015: le virgolette sono d’obbligo, visto che quell’accordo è di fatto decaduto con il ritiro unilaterale degli Stati Uniti. Ed e proprio nei confronti di Washington (e dell’Ue) che la Repubblica Islamica lancia la sua sfida.

L’uranio arricchito dell’Iran

L’accordo del luglio 2015, firmato con l’Iran dai membri del consiglio di sicurezza dell’Onu insieme all’Unione Europea, prevedeva che Teheran non potesse superare una soglia di arricchimento pari al 3,67%. Dal 1 luglio (ad oltre un anno da maggio dell’anno scorso, quando Trump decise di ritirarsi) tuttavia i tecnici persiani hanno ricominciato le procedure, superando i limiti sia qualitativi che quantitativi. Ad oggi, l’Iran avrebbe infatti nelle sue disponibilità oltre 300 kg di uranio arricchito al 5%.

Atomica o trattativa?

Perché l’Iran possa dotarsi di un ordigno nucleare è necessario che l’uranio sia arricchito almeno al 90%. Una soglia difficile da superare nel breve termine. La mossa di Teheran si spiega quindi più come una forzatura per costringere gli ex partner dell’accordo a rimettersi attorno ad un tavolo. “”Nell’ultimo anno abbiamo dato abbastanza tempo alla diplomazia e ora non stiamo violando l’intesa ma perseguendo i nostri diritti basati sull’accordo. Dobbiamo presentare una denuncia contro gli Stati Uniti e l’Ue per averlo violato”, ha spiegato Abbas Araghchi, viceministro degli Esteri.

L’appello è lanciato specialmente nei confronti dell’Unione Europea, nei confronti della quale è stato lanciato un secondo ultimatum: 60 giorni di tempo per blandire le restrizioni commerciali lanciate sulla scorta delle sanzioni Usa. L’Iran chiede che Bruxelles acquisti petrolio e apra linee di credito nei confronti dell’economia mediorientale. In caso contrario, allo scadere di questo secondo lasso di tempo proseguirà con un ulteriore arricchimento dell’uranio.

Nicola Mattei

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