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Roma, 15 ago – L’offensiva è iniziata il 5 agosto, quando un cospicuo gruppo di jihadisti ha attaccato tre villaggi a circa dieci chilometri da Mocimboa da Praia, città costiera nel nord-est del Mozambico. Il metodo utilizzato è stato purtroppo quello classico dei tagliagole: violenze nei confronti degli abitanti, case saccheggiate e diverse persone rapite. Poi, il giorno successivo è iniziato l’assalto alla periferia della città e il 9 agosto, stando a quanto riferito dai media locali, i jihadisti hanno occupato buona parte di Mocimboa e alcune strade circostanti. Il 12 agosto i miliziani sono riusciti a occupare il porto e le forze armate del governo sono fuggite a causa delle scarse munizioni a disposizione per contrastare l’attacco. L’esercito ha inviato due elicotteri e nei giorni successivi sono continuati gli scontri, con i tagliagole che hanno attaccato anche alcune segherie cinesi.

La mano dell’Isis

Chi sono questi jihadisti? Il ministro della Difesa del Mozambico, Jaime Neto, ha parlato esplicitamente di miliziani dell’Isis. “Nonostante l’enorme perdita di uomini e materiale bellico a causa dello Stato islamico, le Forze di difesa hanno dimostrato bravura e coraggio, spirito di sacrificio e alto morale di combattimento”, ha dichiarato Neto durante una conferenza stampa trasmessa da Tv Moçambique, l’emittente di stato. Verosimilmente si tratta di appartenenti ad Al Sunnah wa Jama’ah, un gruppo da tempo presente nell’area affiliato all’Isis e che nel primo semestre di quest’anno ha intensificato le proprie azioni terroristiche con attacchi a volte piuttosto sofisticati contro strutture petrolifere ed edifici governativi. In parole povere sono tanti, ben organizzati e armati fino ai denti. La città di Mocimboa è poi fortemente strategica perché a circa 60 chilometri c’è il quartier generale della Total e di ExxonMobil. A fine giugno i jihadisti ammazzarono otto operai del gruppo petrolifero francese.

Un pericolo per l’Eni

Ma la presa di questa città africana da parte di un gruppo legato all’Isis è un bel problema anche per l’Italia. Perché nel nord del Mozambico, non lontano da Mocimboa, c’è una forte presenza dell’Eni, impegnata tra l’altro con Saipem nella costruzione di un grande sito di gas. L’azienda italiana è stata tra le prime in assoluto a investire in Mozambico e dal 2006 ha scoperto e sviluppato risorse offshore. Tra il 2011 e il 2014 l’Eni ha inoltre rinvenuto risorse supergiant di gas naturale nei giacimenti Coral, Mamba e Agulha “stimate in 2.400 miliardi di metri cubi di gas in posto”, come specificato dallo stesso gruppo petrolifero. Ecco, forse è il caso che il ministero degli Esteri italiano si svegli dal torpore, perché oggi più che mai in Mozambico sono in gioco i nostri interessi.

Eugenio Palazzini

3 Commenti

  1. Ahh ah ah Torpore del Ministero degli Esteri? Di Maio neanche sa dove si trova il Mozambico….siamo governati da una banda di ignoranti!

  2. Ovviamente questa notizia è perennemente su tutte le edizioni dei TG e dei giornali……
    Non contate troppo sul mistero degli esteri attuale, per loro un abitante di Beirut è “Libico”

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