Roma, 9 mag – E tornammo a parlare di Isola dei Serpenti, di appena 17 ettari di terra incastonata nel Mar Nero eppure incredibilmente utili per comprendere quanto l’esito della guerra Ucraina sia ancora un enorme punto interrogativo. Come in un panta rei eracliteo, tutto scorre e ritorna, anche il principio dello scontro. Occupato nei primi giorni del conflitto dalle truppe russe, l’isolotto a circa 35 km dalle coste ucraine è adesso preso di mira dalle forze armate di Kiev. Droni e incursioni aree, raid contro le postazioni russe, attacchi mirati per riprendersi un piccolo territorio quasi invisibile nelle carte geografiche. Eppure strategico, fortemente strategico.

Leggendaria, ma di serpenti neanche l’ombra

Tutto ebbe inizio a fine febbraio, quando l’Isola dei Serpenti balzò d’un tratto agli onori della cronaca con una storia fantastica che sembrava uscita dalla penna di Conrad tanto era evocativa, quasi surreale, di fatto irreale, eppure bellissima. La storia di 13 marinai su un’isola dal nome piratesco che mette quasi paura. Ma no, non ospita squamati rettili da far tremare le caviglie, quei serpenti non sono altro che innocue bisce acquatiche, giunsero lì dalla foce del Danubio e sono pressoché scomparsi dalla vista umana.

“Isola dei Serpenti” è un nome tutto sommato recente, in un tempo lontano gli antichi greci la chiamavano “isola di Achille”, perché proprio lì sorgeva un tempio dedicato all’eroe omerico. Secondo alcuni sognatori di miti, di solito i migliori esegeti del reale, il mirmidone vi fu addirittura sepolto. E’ qui che 13 marinai ucraini sembrava si fossero immolati di fronte a una nave da guerra russa, mandandola letteralmente a quel paese. “Vai a farti fottere”, avrebbero gridato prima di essere uccisi. I 13 marinai ucraini in realtà non erano morti, erano stati catturati dai soldati russi.

Ma poco importa, perché quell’episodio avvolto dalla propaganda distorcente, contribuì a far riecheggiare sui media internazionali il termine “patria”. Per descrivere gli ucraini che combattono contro le truppe russe, all’improvviso i bardi del globo senza confini misero mano a una parola da loro stessi svenduta alla fiera dell’antiquariato. Tutti si accorsero allora che fuori dall’ovatta del correttismo occidentale, assopito da decenni sotto le soffici coperte di un’apparente sicurezza, permaneva ancora il senso dell’assedio. E iniziarono ad apprezzare il coraggio di quegli ucraini pronti a imbracciare fucili, fabbricare molotov, lanciare sassi, porre i propri corpi infreddoliti di fronte ai carri armati.

Perché l’isola dei Serpenti è strategica

Oggi l’isola piratesca torna al centro della guerra, ma in fondo c’è sempre stata. Perché se osservate bene la mappa, per quanto quell’isola vi appaia un piccolo puntino nero in un vasto blu, vi accorgerete che è molto vicina anche alle coste della Romania, là dove sono stanziate truppe Nato. Per Mosca è quindi fondamentale per detenere una sorta di avamposto che funga da deterrente per eventuali incursioni dell’Alleanza atlantica, ma è soprattutto indispensabile per controllare il Mar Nero.

Ciò si traduce con controllo delle rotte commerciali e sfruttamento dei fondali, in un’area particolarmente ricca di gas e petrolio. Giacimenti scoperti già negli anni Ottanta, quando l’Unione sovietica aveva il pieno controllo di quelle acque. Nel 2009, l’Agenzia nazionale rumena per le risorse minerali, calcolò il potenziale di idrocarburi nei pressi dell’isola: 12 milioni di tonnellate di greggio e 70 miliardi di metri cubi di gas. Fosse così, varrebbero – sempre in base alle stime di Bucarest – ben 30 miliardi di dollari. In pratica assicurerebbero alla Romania quasi l’indipendenza energetica. Ci sono insomma abbastanza elementi per capire come mai tutto ha avuto inizio con la presa di questo “scoglio” leggendario e perché adesso gli ucraini hanno riaperto la partita.

Eugenio Palazzini

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3 Commenti

  1. Isola e coste a nord rubate alla Moldavia, riempiendo l’ area di foresti. Risalite pure a questa storia vera, per completezza.

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