SPAIN-PARTIES-POLITICS-PODEMOSMadrid, 3 giu – Con il successo di Podemos in Spagna, il Sistema è stato colpito? Per rispondere alla domanda bisogna prima di tutto analizzare, pesare e soppesare un fenomeno la cui ascesa, è evidente, è stata più che folgorante.

Prima delle elezioni europee di un anno fa, Podemos non era praticamente nulla: niente più che un insieme di intellettuali – è sempre a partire da loro che le cose si muovono nel mondo – che avevano dato vita a un gruppuscolo di estrema sinistra. Uno dei tanti, ma provvisto della più grande intelligenza politica. Quasi nessuno lo conosceva, la loro presenza pubblica si limitava a due cose… che stavano per divenire decisive. Da una parte, i dibattiti nelle grandi catene televisive in cui partecipava Pablo Iglesias (il loro capo carismatico, brillante oratore e grande trascinatore di folle); dall’altra, l’azione intrapresa con il movimento degli indignati, che nel 2011 aveva portato avanti importanti occupazioni di strada.

Tutto qui. Ed ecco che improvvisamente la sorpresa esplode: queste persone sconosciute si presentano alle elezioni europee dell’anno scorso, vi ottengono un successo eclatante, non cessano da allora di salire nei sondaggi e domenica 24 maggio 2015 finiscono per portare a casa, se l’appoggio dei socialisti sarà confermato, i comuni di Madrid, Barcellona, Cadice… mentre i loro voti saranno decisivi in altre importanti città e regioni.

Come non mettersi a sognare di fronte a un simile percorso? Come non comprendere che alcuni si facciano persino delle illusioni? “Vediamo un po’”, si dicono a malincuore. Un partito decisamente anticapitalista, apertamente anti-sistema (il solo, d’altronde, a combattere il TTIP, il trattato grazie al quale l’Europa si inginocchia davanti alle multinazionali statunitensi), un partito, infine, che approfittando dei meccanismi della democrazia liberale può finire un giorno, grazie anche a un grande trascinatore di folle, per salire al potere…

Tutto ciò non vi ricorda nulla? Ma sì, certo! Tutto ciò ricorda qualcosa che finora non è accaduto che una sola volta nella storia, negli anni ’30… Anche se il colore di coloro che assaltavano allora il potere era ben differente, certo, dal rosso che fa furore oggi. Pensando in questo modo, immaginando che si sia aperta una breccia attraverso la quale il Sistema possa finire per essere abbattuto, sarebbe però commettere un errore molto grave. Innanzitutto, e per finirla con il paragone precedente, questo significherebbe dimenticare la deriva in cui è finita l’esperienza storica alla quale facevo allusione. Ma significherebbe soprattutto dimenticare che ogni spirito antisistema in stile Podemos – ma in generale: ogni spirito antisistema della sinistra rivoluzionaria, eccezion fatta per proudhoniani, soreliani e compagnia – è paradossalmente sorretto dallo spirito di ciò che pretende di combattere: lo spirito borghese, lo spirito secondo il quale il denaro – l’economia, se si preferisce una parola meno dura – consiste il solo fondamento, il solo centro del mondo.

Un denaro, un potere economico, che essi pretendono, certo, di distribuire altrimenti, in un modo giusto, equo, in vantaggio del “Popolo”, realizzando infine la “giustizia sociale”… che non è mai stata realizzata, che è persino divenuta la più opprimente delle ingiustizie e la più insopportabile delle miserie ogni volta che i fanatici dell’eguaglianza hanno preteso di realizzarla. Sempre, dappertutto: in Europa, in Asia, in America, nella Cuba di Castro e del Che come nel Venezuela di quei Chavez e Maduro che sono così prodighi di ogni sorta di elargizioni a quelli di Podemos…

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podemosMa sorvoliamo. Dimentichiamo le loro simpatie per i tiranni del passato e del presente. Non pratichiamo la “reductio ad Leninum”, quest’arma che liberali e capitalisti praticano con un po’ meno forza, certo, ma quasi con lo stesso successo dell’altra reductio. Riconosciamo, insomma, che l’obbiettivo di finirla con il dominio economico delle nostre oligarchie è, in se stesso, quanto mai legittimo. O meglio, lo sarebbe se tutto, nella contestazione di Podemos, non si fermasse poi là, se il denaro e tutto ciò che esso sottintende – il materialismo e l’individualismo – non costituisse, per Podemos come per l’insieme della sinistra radicale, la stessa cosa che per i borghesi, come dicevo sopra: ovvero il centro, il cuore del mondo. Tutto il resto li lascia indifferenti.

Essi non spendono una sola parola contro il non senso di un mondo sprovvisto di bellezza e grandezza, immerso nella bruttezza. Non una sola parola anche per la sorte del nostro popolo sprovvisto di destino, privo di radicamento, senza identità. “Neanche una parola”…? Ma cosa dico, essi ne hanno tantissime! Ma sono parole che celebrano chi vorrebbe persino accelerare la nostra perdita di destino e di identità.

La perdita – lo sradicamento – è del resto doppio. È da una parte la perdita di identità che subisce l’Europa sottomessa a una immigrazione di popolamento che la renderà, alla fine, irriconoscibile; ma è una perdita che colpisce anche i resti sradicati dei popoli che finiranno per divenire, se nulla ferma questa dinamica, una componente essenziale, e primaria, della base etno-culturale di ciò che fu – ma non sarà più – l’Europa e la sua civiltà. Una tale ricerca di sradicamento, un tale rifiuto della nozione stessa di identità collettiva: ecco un tratto identificativo della sinistra radicale di oggi che la rende profondamente differente da quella di ieri. Ed è un tratto che la avvicina, ancora una volta, al Sistema che ella pretende di combattere.

Che differenza c’è, alla fine, tra un radical chic individualista e libertario (che sia di “destra” o di “sinistra”) e un militante della sinistra radicale, individualista e libertario, di Podemos? A parte il modo di gestire il preteso centro economico del mondo, nessuna differenza. Dai due lati regna la stessa ideologia del genere, la stessa indifferenziazione sessuale, la stessa dissoluzione dei popoli, la stessa perdita di riferimenti e di identità, lo stesso individualismo forsennato, lo stesso edonismo piatto, immediato, volgare; anche lo stesso angelismo (quell’angelismo che fa sì, per esempio, che una Manuela Carmona, prossimo sindaco di Madrid – “sindachessa”, correggerebbe lei – abbia dichiarato senza battere ciglio che bisognerebbe far uscire di prigione il 95% dei detenuti…).

E tuttavia… C’è in effetti qualcosa che mi obbliga a introdurre in questo discorso delle sfumature. Il bilancio che sto per tracciare ne uscirà cambiato? Vediamo per prima cosa di che si tratta. Intanto la lotta di classe, questo pilastro centrale della sinistra rivoluzionaria, è scomparsa, almeno nelle sue manifestazioni più odiose, dal discorso di Podemos. Il proletariato – evviva! – non è più il faro radioso che si ritiene guidi la storia e la rivoluzione… Una “rivoluzione” che è, anch’essa, caduta nel dimenticatoio, in cui ha raggiunto quei concetti-faro che erano la “borghesia” e il “proletariato”. Quest’ultimo si è visto sostituire da una cosa tanto “morbida” quanto l’epoca più molle della storia: “la gente”. La borghesia non è più il nemico da abbattere. Il vero nemico – anche in questo caso dobbiamo gioirne – è la “casta politica”, le anche, le multinazionali: l’insieme, in una parola, del grande potere finanziario ed economico. Il nemico è la plutocrazia, “l’usura”, potrebbero dire citando Ezra Pound… se il loro settarismo antifa non impedisse loro un tale gesto.

podddDevono rivoltarsi nella tomba gli antenati di Podemos, i “rossi” della guerra civile spagnola, quelli che depredavano, torturavano e uccidevano chiunque avesse la sfortuna di possedere un semplice pezzo di terra, una fabbrica, un’officina, un magazzino… per quanto piccoli fossero. I loro discendenti, per contro, hanno appreso, fortunatamente, a fare distinzioni. Ogni proprietà, quali che siano le sue dimensioni, è un furto, pensavano i loro antenati. La proprietà non è un furto, sembrano pensare i loro discendenti, a meno che non sia grande, cioè la grande proprietà. Altrimenti, se la proprietà è piccola o media, bisogna preservarla, difenderla, persino incoraggiarla… Così come essa è incoraggiata a chiare lettere, nero su bianco, nel programma di Podemos. Saranno parole al vento, propaganda menzognera? No, io non credo. Ma anche se io mi sbagliassi, il semplice fatto che tali proposte possano essere formulate implica già un cambiamento il cui significato è considerevole, direi addirittura enorme. Poiché, in un certo senso, tutto si gioca lì. Combattere nel modo più radicale possibile il potere del grande capitale, pur salvaguardando in ciò che essi hanno di valevole la proprietà, il mercato, il denaro, quelle cose che provocano immancabilmente delle ineguaglianze che bisognerà certo ridurre un giorno, ma che nessuno mira più a estirpare con il forcipe: ecco una cosa che non è stata mai immaginata, pensata, intravista; ancora meglio: tentata, intrapresa.

E in questo fatto è la ragione – limitandoci a questioni economiche – che ha causato tutta la miseria e tutti gli orrori che il sogno egualitario e folle del comunismo ha partorito. Questo sogno e questa follia sembrano essere stati messi da parte da quelli di Podemos. Costoro saranno quindi i primi a prendere in considerazione – e forse un giorno a realizzare – ciò che non fu mai previsto da nessuna parte? Volessero gli dei! Ma ne dubito. Per un semplice motivo: come potrebbero abbattere un Sistema nel cui immaginario cui sono totalmente immersi? Questo immaginario, questo mitema fondatore, come direbbe Giorgio Locchi, ora ha un nome: l’individualismo libertario. E non è altro che la realizzazione più compiuta delle finalità e della visione che il capitalismo del XXI secolo – il capitalismo globale, trasportata dai venti e dai flussi del vorticoso nulla speculativo – ha del mondo e dell’uomo. O ciò che resta di esso. Come i rivoluzionari del ’68 finirono al comando del Sistema che pretendevano di abbattere; così come costoro “sotto il selciato” hanno scoperto “la spiaggia” dove si dibatte l’Homo festivus, che, parafrasando Philippe Muray, ha sostituito il vecchio Homo sapiens, allo stesso modo è possibile che un destino simile attenda i comunisti convinti, i comunisti 2:0 di Podemos.

Javier Portella

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