Londra, 9 giu – Comunista lo è, anche se si definisce socialista. Antimilitarista pure. Ma le elezioni le ha vinte perdendole, cavalcando temi che a sinistra non sono molto graditi. Primo tra tutti la sicurezza. James Corbyn ha giocato sugli attentati che hanno insanguinato Londra e Manchester e ha dato la colpa a Theresa May. Peccato che da quando siede in parlamento non abbia mai votato una legge, che sia una, a favore dell’antiterrorismo. Ha vinto perché ha criticato i tagli alla polizia, dopo che ha costruito la sua carriera politica sui poliziotti nemici della classe operaia. Ha vinto, perdendo, perché ha accusato la May di essere responsabile degli attentati terroristici, ma lui è sempre stato un fervente sostenitore delle porte aperte a tutti.

Jeremy Corbyn, un uomo su cui anche parte della stampa britannica ha ironizzato associando il suo cognome alla spazzatura, che in inglese si dice “bin”, è amico di Angela Merkel e di Emmanuel Macron. Nonostante abbia perso, ha vinto le elezioni anticipate. Perché Theresa May ha fatto un errore di calcolo.

Classe 1949, in politica da una vita, dal 1983 per la precisione, solo oggi sale alla ribalta della scena internazionale, dopo che anche negli ambienti laburisti è sempre stato visto come un estremista perché ha sempre votato contro a tutto. Il trionfo di oggi, solo perché May ha perso, ricalca quello del 2015, quando venne eletto segretario dei Laburisti dopo la brutta sconfitta elettorale del suo predecessore Ed Miliband. È vegetariano, astemio e ambientalista.

Filopalestinese convinto, è amico di Hezbollah, di Hamas, e lo è stato dell’Ira. Dicevamo però che è anche antimilitarista. Già perché se guardiamo indietro nella sua carriera politica scopriamo che nel 2001 si è opposto all’intervento militare in Afghanistan, e da allora in politica estera ha continuato su questa strada con i suoi sodali attivisti di Stop the War. Nel suo programma elettorale per queste elezioni si è detto, però, favorevole a mantenere l’impegno con la Nato del tetto di spesa militare del 2 per cento sul Pil. E, forse per andare contro alla May, ha proposto di assumere 10mila nuovi agenti di polizia e 500 controllori ufficiali per i confini.

Corbyn, nonostante la sua amicizia con Merkel e Macron, ma non ama l’austerity che Bruxelles impone perché non sostenibile per la Gran Bretagna. È a favore della nazionalizzazione delle banche, dei trasporti, dell’energia, della rete idrica, del servizio postale. Chiede più tasse per i ricchi e per le imprese, che secondo alcuni analisti genererebbe il gettito fiscale in proporzione al Pil più alto degli ultimi 70 anni. Nel campo del lavoro vuole introdurre 4 giorni di ferie in più all’anno e aumentare il salario minimo a 10 sterline all’ora, e mandare in pensione al più tardi a 66 anni. Anche lui un populista, insomma, che ha fatto breccia nel cuore dei giovani, dei più poveri, e soprattutto dei disillusi e degli sconfitti dalla globalizzazione, che lo hanno votato.

E a proposito di Brexit? Visti i rapporti di cui sopra, ma anche il suo spirito di vicinanza alla pancia dell’elettorato, la Brexit si farà, ma negoziando “un accordo di libero scambio con Bruxelles”, non escludendo il pagamento di “quanto legalmente dovuto” all’Ue per il divorzio.

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