Roma, 2 giu — Dopo tre giorni di camera di consiglio, i sette giurati della corte di Fairfax hanno dato ragione all’unanimità a Johnny Depp: l’ex moglie Amber Heard lo ha diffamato  e dovrà sborsare 10,35 milioni di dollari di risarcimento (contro i 50 che l’attore aveva chiesto). Di contro, Depp è tenuto a corrisponderle un risarcimento di due milioni per alcune frasi pronunciate dal legale dell’attore e ritenute «offensive».

Depp ha vinto, la ex moglie lo ha diffamato

Alla lettura del verdetto la Heard ha trattenuto a stento le lacrime. Un’immagine che si scontra con le urla della folla — composta quasi unicamente dai fan del fu Edward mani di forbice — che attendeva l’esito del processo davanti al tribunale. «La delusione che provo ora non si può spiegare a parole», ha detto l’attrice, «ho il cuore spezzato dal fatto che la montagna di prove non sia stata sufficiente a contrastare il potere sproporzionato del mio ex marito». E poi: «Un ritorno all’epoca in cui una donna che osava parlare contro la violenza domestica veniva pubblicamente umiliata»

Fan in festa

Ad accogliere i legali di Depp — Ben Chew e Camille Vasquez — fuori dall’aula un oceano di fan in tripudio. «Il verdetto conferma quello che sosteniamo sin dall’inizio: le accuse di Heard sono false e diffamatorie, siamo grati alla giuria per la loro collaborazione», ha dichiarato Vasquez. «Siamo onorati di aver assistito il signor Depp e aver garantito che venisse ascoltato in questo giudizio», ha aggiunto Chew. L’attore ha celebrato la vittoria su Instagram esprimendo il proprio sollievo: «Dopo sei anni dal momento in cui la mia vita e quella dei miei figli è cambiata per sempre, (…) la giuria mi ha ridato la vita. Sono veramente onorato», si legge nel lungo post che fino ad ora ha ottenuto oltre 5 milioni di like.

Il MeToo stavolta ha perso

Si conclude così un processo-circo durato sei settimane di cui verranno ricordate soprattutto il mare di volgarità contenute nelle reciproche accuse, le dinamiche disfunzionali, l’abuso di droga e alcol, la guerra tra periti, le bugie, le cattiverie. Dall’epilogo di questa poco edificante vicenda, in cui entrambe le parti contendenti non hanno spiccato per atteggiamento dignitoso o una particolare integrità morale, due elementi emergono principalmente: il pessimo, infamante servizio che la Heard ha reso a tutte le donne veramente vittime di violenza, che grazie alla sua pletora di false accuse rese note al mondo intero incontreranno maggiori difficoltà nel farsi credere; e il canto del cigno del terrorismo alla MeToo, con lo smantellamento di quel principio dannoso per cui le presunte vittime vanno credute a priori «in quanto donne», secondo il paradigma del femminismo tossico e accattone per cui il presunto carnefice (solitamente l’orco maschio, bianco eterosessuale) va ritenuto colpevole fino a prova contraria, ostracizzato e ricoperto di infamia.

Cristina Gauri

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3 Commenti

  1. ottimo:
    è ora che gli uomini la smettano di tacere e subire,come fanno sempre.

    ora la heard dice che non ha i soldi per pagare il risarcimento,ovviamente…
    quindi mi auguro che la pelino come una banana e che la cifra residua restante
    dalla liquidazione di ogni sua proprietà,venga convertita in giorni di galera.

    perchè questo è ESATTAMENTE lo stesso comportamento delle donne del metoo:
    sono delle jene che mordono a fondo,e non sono soddisfatte fin quando non uccidono legalmente,socialmente e finanziariamente il loro bersaglio:
    e visto che ciò che è fatto è reso,
    pretendo che anche per le donne ci sia PARITA’ di trattamento.

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