Roma, 21 mar – In Birmania si combatte tutt’oggi quello che viene considerato il conflitto armato più duraturo di sempre. La guerra che la forza di difesa del popolo Karen (KNDO) sta combattendo contro le truppe del governo birmano trova la sua ragione d’essere nella difesa dell’identità Karen, del suo popolo e del suo stato, ufficialmente riconosciuto dall’Onu ma mai riconosciuto dal governo centrale che ancora ne occupa vaste aree. Kaw Thoo lei, la terra dei puri, come viene chiamata dai Karen è un territorio in cui la libertà ma soprattutto l’incolumità degli abitanti è garantita da soldati che negli anni hanno sviluppato capacità straordinarie in grado di organizzare un vero e proprio “esercito della giungla”.
L’espressione più naturale e più sana della volontà di un popolo che non vuole abbandonare la sua terra per ritrovarsi a percorrere la via dei campi profughi e dell’esilio. I combattenti della KNDO sono oggi l’espressione del diritto a non emigrare.                                    All’autodeterminazione citata anche nei principi fondamentali delle Nazioni Unite.
Secondo quanto affermano fonti locali e la stessa Karen National Union gli attacchi si sono verificati nel distretto di Mutraw, regione settentrionale dello Stato Karen, il 4 marzo, quando hanno fatto irruzione nel territorio Karen circa 800 soldati appartenenti ai reggimenti del comando meridionale dell’esercito birmano.
La conseguenza dell’invasione è stata l’esodo da quindici differenti villaggi di circa duemila civili Karen, i quali hanno dovuto abbandonare le proprie case per salvasi, trovando rifugio nella foresta. L’esercito birmano ha iniziato le operazioni con il pretesto di dover facilitare il completamento della costruzione di una nuova strada. Un progetto civile secondo quanto afferma il governo birmano ma che agli occhi dei Karen appare come una evidente minaccia. Fonti Karen affermano infatti che questa strada verrebbe utilizzata dai Birmani con soli scopi militari: attraversa, infatti, il territorio dove ha sede il quartier generale della famosa 5° Brigata dell’esercito Karen, sede amministrativa della provincia. Nonostante nella zona sia stato dichiarato nell’Ottobre 2015 un cessate il fuoco, allo stato attuale esso appare solo come una furba ed ipocrita cortina con cui ingannare la comunità internazionale per poter legittimare le attività dei militari birmani.
Fin dall’inizio di questa vera e propria aggressione militare sono stati registrati numerosi episodi di guerriglia durante i quali l’esercito birmano non ha mai smesso di martellare a colpi di mortaio i villaggi Karen per scacciarne gli abitanti. Padoh Saw Robin Moo, segretario del distretto di Mutraw, ha infatti affermato che l’obiettivo dell’esercito birmano è proprio il territorio dei villaggi di cui sono già state occupate le coltivazioni circostanti. Quello che emerge dallo scenario attuale è che la pulizia etnica contro i Karen è tutt’altro che sospesa con il cessate il fuoco del 2015 e che neanche con un Premio Nobel per la pace come Consigliere di Stato, la signora Aung San la violenza e la repressione trovano fine in Birmania. Per quanto possa apparire lontana, esotica o di minore intensità rispetto ai grandi conflitti contemporanei, la battaglia dei patrioti Karen va supportata con determinazione. Fondamentale, in questo periodo storico, aiutare chi come loro lotta per uno dei principi cardine della libertà dei popoli, per chi ogni giorno sulla linea del fuoco ribadisce al mondo che la difesa del “limes” è oggi il compito più sacro degli uomini liberi, ovunque essi siano.
Fabio De Martino
foto di Alberto Palladino

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