Islamabad, 27 feb –  Nei cieli tra India e Pakistan si è consumato l’ennesimo scontro tra le due nazioni: due caccia indiani, entrati nel suo spazio aereo nel Kashmir, sono stati abbattuti dall’esecito di Islamabad. Lo scontro lascia sul campo anche quattro morti civili, compresi due bambini. Ma la storia del conflitto tra i due paesi è antica: Pakistan e India possono addirittura “festeggiare” una data precisa dell’inizio del loro sanguinoso conflitto: è sicuramente la mezzanotte del 14 agosto 1947. Siamo alla fine della seconda guerra mondiale: l’Impero britannico decide, in fretta e furia, di “liberarsi” del suo vasto impero asiatico. Sono gli anni della nascita del movimento guidato Gandhi in India con le sue istanze sulla creazione di uno stato federale. Muhammad Ali Jinnah capo della coalizione musulmana, invece, chiedeva che agli indiani di religione islamica venisse concessa una nazione a parte.

La “Partizione”

Lord Mountbatten, ultimo viceré inglese, suddivise il territorio in tre parti. Tale decisione verrà ricordata come la “Partizione” divenne effettiva, appunto, alla mezzanotte tra il 14 e il 15 agosto del 1947. Il territorio meridionale, centrale e settentrionale  (la grande parte) divenne l’India. Le due estremità nordoccidentali e nordorientali (inframezzate da ben duemila chilometri di India) divennero il Pakistan: da questa stessa terra negli anni settante nacque anche  il Bangladesh. I territori più ricchi e fertili vennero lasciati all’India e il Pakistan si trovò invece penalizzato: da subito cercò alleati che potessero appoggiarlo sulla scena mondiale.  La scelta ricadde sugli Stati Uniti: la nazione, infatti, era strategica per evitare all’Unione Sovietica di espandersi.

Subito dopo l’entrata in vigore della “Partizione” ben 15 milioni di persone  si misero in moto per raggiungere regioni del continente più ospitali per i loro credo e usanze: quando non lo fecero spontaneamente, vennero costretti a farlo con la forza. Almeno un milione di persone morì in questo processo: Pakistan e India, dunque, hanno un rapporto di sangue sin dalle prime ore delle loro rispettive indipendenze.

La contesa della “valle del Kashmir”

Già a pochi mesi dal 14 agosto 1947 lo scontro “endogeno” tra le differenti comunità divenne guerra. Gli eserciti indiano e pakistano si affrontarono valle del Kashmir: entrambi i paesi, infatti, rivendicano come propria questa zona. La popolazione della zona era a maggioranza musulmana con un “principe” induista. Tra il 1965 e il 1971, India e Pakistan hanno ben due conflitti: il secondo portò all’indipendenza del Bangladesh dal Pakistan. Negli anni novanta vi furono numerose tensioni ma non si arrivò mai ad un aperta guerra. La questione del Kashmir rimaneva tuttavia aperta: il Pakistan appoggiò economicamente varie azioni di guerriglia. La reazione del governo indiano non si fece attendere: vi furono più di 40 mila morti.  Un  feroce ma breve scontro denominato “guerra di Kargil” nel 1999, portò i due paesi a optare per un cessate il fuoco finalizzato nel 2003 che  è stato sommariamente rispettato fino al 2017. Il Pakistan, infatti, prosegue la sua politica di appoggio a gruppi “gruppi sovversivi” in seno alla nazione indiana e, al contempo, accusa il governo di Nuova Delhi di fare le stessa cosa. La situazione si fa (letteralmente esplosiva) potenzialmente per tutto il mondo proprio negli anni novanta quando le due nazioni si armano di congegni nucleari.

Il Pakistan: il più grande investimento cinese

Tuttavia la potenza economica indiana ha sostanzialmente affossato le istanze bellicose del Pakistan nel corso degli anni e, come inizialmente Islamabad cercò appoggio negli Stati Uniti, ora il suo punto di riferimento è invece la Cina: questa “alleanza” economica ha fatto sì che il Pakistan sia il protagonista del più grande piano di investimenti mai messo in piedi dalla nazione del Sol Levante per un indotto di oltre 60 miliardi di dollari. Soprannominato la “Nuova via della seta”, permetterebbe alle merci cinesi di attraversare tutta l’Asia.

Ilaria Paoletti

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