Roma, 10 ott – Il ponte di Kerch è esploso per mano ucraina, secondo quanto trapelato da fonti di intelligence statunitense al New York Times. Un altro segnale da oltreoceano che fa riflettere – e forse sperare – sul complicato nodo della guerra tra Ucraina e Russia.

Ponte di Kerch, per il New York Times la mano è ucraina

Se l’Ucraina prima rivendica (in pratica) l’esplosione, poi nel pomeriggio ritratta accusando Mosca, mentre dal Cremlino non si fa altro che accusare Volodymyr Zelensky e soci, da oltreoceano prosegue una tendenza curiosa: quella di prendere “quasi” posizione contro Kiev. O quanto meno di non lasciar trapelare giudizi o considerazioni che possano farle recitare il ruolo di vittima come nei mesi scorsi. Suggestione? Può darsi. Ma è curioso che, sull’esplosione del ponte di Kerch, la voce provenga ancora dal New York Times, ovvero lo stesso quotidiano che fece emergere la rivelazione altrettanto curiosa sull’assassinio di Daria Dugina, in modo del tutto gratuito e sostanzialmente inutile. Il quotidiano statunitense, in questo caso, rivela tramite una fonte anonima (il governo americano ha infatti imposto il divieto di parlare dell’esplosione), che “dietro l’attacco ci sono i servizi di intelligence ucraini”.

Segnali di distanza da oltreoceano?

Si dice che tre indizi facciano una prova, ma ovviamente in questo caso la questione è più complicata. Si può solo prendere atto delle dichiarazioni degli ultimi giorni. Che però ci mostrano una tendenza piuttosto curiosa da parte di Washington (e sue fonti “satellite”) a lasciar trapelare pareri sempre di accusa alle forze ucraine, o quanto meno risposte fredde sulle impulsive richieste di Zelensky di aderire “in quattro e quattr’otto” alla Nato. Certamente, ci sono le elezioni di medio termine a costituire una variabile non da poco. I dem statunitensi sono in difficoltà e potrebbero cercare di ammorbidire i toni verso Mosca almeno fino al voto. E poi, certamente, non può essere esclusa l’ipotesi di voler esacerbare il conflitto tra le due parti. Ma quest’ultima ipotesi appare parecchio ingenua: quanto meno, appare ingenuo pensare che Vladimir Putin possa lasciarsi trascinare così facilmente. Anche se, nella vita, in politica come in guerra, può accadere di tutto. Il punto, insomma, è ancora interrogativo.

Stelio Fergola

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