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La “Francia del lavoro” guarda a Marine Le Pen, cosa ci dicono gli ultimi sondaggi

by Michele Iozzino
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Francia del lavoro

Roma, 4 apr – La “Francia del lavoro” sceglierebbe il Rassemblement National in caso di elezioni anticipate. Secondo gli ultimi sondaggi il partito di Marine Le Pen non cresce solamente in termini assoluti, ma anche, se non soprattutto, tra i lavoratori e i ceti produttivi.

Il Rassemblement National e Marine Le Pen volano nei sondaggi

La riforma delle pensione e le proteste che ne sono seguite hanno sicuramente evidenziato tutte le difficoltà di Emmanuel Macron alla guida del Paese. Nonostante il governo del primo ministro Èlisabeth Borne sia riuscito a superare indenne il voto di sfiducia, allontanando così la possibilità di dimissioni da parte di Macron, la situazione non è di certo rosea. Fatto che è testimoniato anche dagli ultimi sondaggi, con il partito di Macron fermo al 22% e che perde 5 punti percentuali rispetto alle ultime elezioni. Di tutt’altro segno i dati riguardanti il Rassemblement Nationl, con il partito di Marine Le Pen che è dato al 26% e che guadagnerebbe così 7 punti. Una crescita senz’altro di tutto rispetto, ma i numeri ci dicono qualcosa di più.

La “Francia del lavoro” guarda a destra

Come segnalato con un post sui propri social dallo stesso partito, sarebbero le varie categorie socio-professionali a garantire un maggior incremento dei voti, con un più 15% tra gli artigiani, i commercianti, e gli imprenditori, un più 12% tra le professioni intermedie, un più 10% tra gli impiegati, e un più 5% tra gli operai. Insomma, a guardare a destra sarebbero soprattutto i ceti produttivi. Un vero e proprio fronte del lavoro che supera le discriminazioni di classe e ha trovato nel Rassemblement Nationl un’alternativa e una risposta a quella macelleria sociale portata avanti senza troppe cerimonie da Macron. Una dato che acquista ancora più valore se prendiamo le proiezioni che riguardano invece la sinistra riunita nella coalizione Nupes (Nuova Unione Popolare Ecologica e Sociale) anch’essa attestata al 26%. Numeri che non segnano nessun passo in avanti, ma addirittura un leggero calo rispetto al 26,3% delle scorse politiche.

Michele Iozzino

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