jean-marie-le-pen-fonde-le-front-national-fn-le-pen-72-Parigi, 4 lug – Io ho un’inclinazione intellettuale per l’oggettività. Ma so che ci sono alcuni argomenti sui quali non si ha il diritto di essere oggettivi. Ci si deve sottomettere al pensiero unico e se non ci si sottomette si viene denunciati. C’è una linea gialla che non deve essere attraversata, anche se non ci viene mai detto chi è che l’ha tracciata. Se la attraversate è a vostro rischio e pericolo, mediatico ma anche finanziario e penale. Noi non siamo in America, dove il primo emendamento della Costituzione stabilisce una libertà totale di opinione e di espressione. In Francia non è così, bisogna saperlo, e i dirigenti politici devono stabilire una linea che permetta loro di riunire le persone. È la filosofia politica di Marine Le Pen, che considera come sua missione quella di dirigere un partito politico e dunque di unire e quindi di evitare al massimo le esuberanze.

Da parte mia, ho il vantaggio della libertà poiché, se sono un dirigente politico, non ho tuttavia responsabilità esecutive dirette, dunque ho più libertà di parola e di opinione. Al di là di questo, bisogna altresì notare che noi viviamo un mondo dove, anche a prescindere dal partito preso politico o ideologico, c’è una certa mancanza di cultura francese. Quando ho utilizzato la parola fournée, che non ha mai avuto, in alcun caso, una accezione politica negativa o antisemita, una semplice assonanza è stata sufficiente per scatenare una bufera da parte dei giornalisti, che sono in teoria degli intellettuali, ovvero gente che pensa prima di scrivere e anche prima di ricevere l’ordine dalla loggia di riferimento.

Immediatamente si stabilisce che si trattava di una sbandata antisemita di Jean-Marie Le Pen mentre era una frase perfettamente innocente. Ci vorrebbe che la gente conoscesse la lingua francese che consta, è pur sempre vero, di centomila parole. Negli stessi giorni avevo detto, a proposito di Noah, che non vuole cantare nei comuni con sindaco del Fn, “il maiale che ritratta” [“Cochon qui s’en dédit”, espressione idiomatica francese che sta a significare “i patti si rispettano”- ndt]. Alcuni hanno detto: perché ha trattato Noah da maiale? Ma, ancora, si tratta di una espressione francese che evidentemente queste persone ignorano.

È conosciuta la famosa storia del grande studioso di grammatica Littré [l’autore del più famoso dizionario di Francia – ndt] che un giorno era in atteggiamenti amorosi con la domestica quando entrò sua moglie, che esclamò: “Sono sorpresa [surprise]”. E il marito rispose: “No, Madame, lei è semmai stupefatta [étonnée]. Siamo noi che siamo stati sorpresi”. L’aneddoto è gustoso e testimonia l’importanza del senso e dell’uso delle parole.

La guerra delle idee è anche una guerra semantica. Per esempio l’espressione ‘estrema destra’ dà ‘estremista di destra’. L’espressione ‘estrema sinistra’ dà ‘gauchiste’, che è più conviviale […].

Ciò pone il problema della demonizzazione e della dédiabolisation. È evidente che la dédiabolisation alla quale possiamo tendere trova rapidamente i suoi limiti, dato che la demonizzazione non dipende da noi. Essa dipende dai nostri nemici e non c’è alcuna ragione che i nostri nemici non ci facciano una guerra permanente […].La vita è lotta e la vita politica è lotta permanente. Di conseguenza, i nostri nemici non cesseranno di demonizzarci poiché è una delle loro armi (la menzogna, la calunnia, la diffamazione) e poiché hanno tutti i mezzi per applicarla dato che detengono un quasi-monopolio dei mezzi mediatici (stampa, radio, televisione, cinema, tribune di ogni sorta). Di conseguenza, noi dobbiamo aspettarci sempre di essere demonizzati.

Se questa demonizzazione diminuisce significa che i nostri avversari avranno calcolato che noi siamo meno pericolosi per loro, che noi  adottiamo il loro punto di vista. Essi non cesseranno di demonizzarci finché saremo morti e anche qui non è sicuro che smetteranno! È questo il problema della battaglia politica.

Io faccio spesso un esempio: il campione di boxe sa che non farà altro che dare dei colpi e che ne riceverà. Fa parte dello sport di cui ha accettato le regole. Il campione del mondo che sale sul ring, anche se poi ne discende ancora come campione del mondo, sarà comunque segnato dai colpi che gli avrà dato il suo sfidante. Di conseguenza egli non si stupisce dicendo ‘che follia, ero sul ring e il mio avversario mi colpito al viso, al corpo e allo stomaco’. Ciò fa parte delle regole di questo combattimento. Noi, dunque, non dobbiamo stupirci di essere demonizzati, bisogna prenderla con filosofia, rispondere colpo su colpo e anche un po’ di più quando è possibile ma soprattutto non consentire in alcun momento una tregua verso i nostri nemici o avversari, poiché noi pensiamo che ne vada della salvezza del nostro paese e del nostro popolo […].

Io credo che Marine Le Pen, con intenzioni eccellenti – ma sappiamo che l’inferno è lastricato di buone intenzioni – faccia un errore di analisi. Se la demonizzazione dipendesse dagli atteggiamenti stravaganti, estremisti – e a questo proposito io credo che qualche volta sia siano fatte le pulizie nel movimento in una maniera che ho trovato un po’ severa – noi non saremmo affatto demonizzati, ma così non è. Anche ammesso che si voglia ripulire l’immagine del Front, in ogni caso noi non possiamo andare troppo in là, a costo di rinunciare, nel dibattito politico, ad attaccare i nostri avversari sulle idee che noi consideriamo nocive alla nazione o a rispondere ai loro attacchi. Uno spazio politico nel quale non ci fosse conflitto fra i differenti partecipamti sarebbe una dittature mortale, ovvero un paese morto.

Jean-Marie Le Pen

(tratto dall’intervista al settimanale francese Rivarol. Gli estratti originali sono consultabili qui)

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