Il Primato Nazionale mensile in edicola

Francoforte, 8 mag – L’Unione europea è appesa a un filo. La sentenza della Corte costituzionale tedesca, infatti, non poteva non sortire effetti. Anche perché quella sentenza rappresenta per la Bce un vero e proprio ultimatum. In soldoni: o la Banca centrale europea dimostra che il Quantitative easing (Qe) non è sproporzionato, oppure la Bundesbank – principale azionista della Bce – non vi parteciperà. Facendo di fatto saltare l’eurozona. La Corte di Karlsruhe ha dato tre mesi di tempo alla Bce per rispondere. Ma Christine Lagarde ha già risposto, e non nella maniera più gentile: «Noi rendiamo conto al Parlamento europeo e ricadiamo sotto la giurisdizione della Corte di giustizia», non certo sotto quella della Corte tedesca o del Bundestag. Tradotto: i vostri ultimatum non ci tangono.

La Lagarde mostra le zanne

La Lagarde lo ha affermato a chiare lettere nel corso di una videoconferenza organizzata da Bloomberg, a cui ha presto parte anche Kristalina Gheorghieva, direttore del Fondo monetario internazionale: «La Bce continuerà a fare qualsiasi cosa necessaria nel perseguire il suo mandato», ha dichiarato la Lagarde, e pertanto «noi proseguiamo imperterriti» con il nostro programma. La Bce e l’eurozona, ha spiegato, «stanno fronteggiando circostanze eccezionali, uno choc senza precedenti che non avremmo potuto immaginare. In queste situazioni occorre andare oltre gli strumenti ordinari con soluzioni di natura eccezionale, progettate col giusto grado di deviazione e spazio di manovra». Insomma, se si è derogato a qualche regola, lo si è fatto perché ci si trova ad affrontare una crisi straordinaria ed emergenziale, che rende impossibile continuare con l’ordinaria amministrazione. E quindi, derogare alle regole? Sì, «lo stiamo facendo e continueremo a farlo», ha tagliato corto la presidente della Bce.

Eurozona a rischio

In parole povere, la Lagarde ha letteralmente snobbato la Corte costituzionale tedesca, che secondo lei non ha l’autorità per metter bocca nell’operato della Bce. Eppure, se Karlsruhe non ne ha l’autorità formale, ne ha però la facoltà sostanziale. Qualora la Corte interdisse alla Bundesbank di partecipare al programma varato dalla Bce, la banca centrale tedesca si troverebbe infatti tra due fuochi: rispondere allo Stato tedesco o all’istituzione di cui è azionista di maggioranza? Qualora prevalesse il (legittimo) interesse nazionale, le misure della Bce ne uscirebbero di molto ridimensionate. Mettendo, di fatto, una seria ipoteca sul futuro della zona euro.

Valerio Benedetti

3 Commenti

  1. A meno che non sia una sceneggiata (il cosiddetto gioco delle parti), finalmente uno schiaffo all’arroganza tedesca, solo che queste mosse dovevano essere fatte minimo 10 anni fa, comunque meglio tardi che mai.

  2. Mi sembra un bel siparietto da gioco delle parti: la BCE e la Germania che fingono un braccio di ferro (sarebbe meglio dire di latta) per propagandare un’aura di indipendenza della banca centrale europea dalla politica economica tedesca.

  3. […] Non potrebbe ovviamente essere altrimenti, verrebbe da dire: una posizione che non convince i togati del Bundesverfassungsgericht, per gli amici noto come BVerfG, i quali hanno dato una precisa finestra temporale all’Eurowoter per motivare adeguatamente le proprie decisioni, dimostrando una qualche proporzionalità d’azione – specialmente per quanto riguarda le quote (e le percentuali) di titoli acquistati. Un quesito, quello della Corte costituzionale d’oltralpe, al quale la Bce ha in parte già risposto: con l’estensione del programma emergenziale Pepp e con un evidente sbilanciamento in favore di Italia e Francia, Lagarde e soci stanno di fatto facendo orecchie da mercante. […]