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Milano, 15 apr. – Premettiamo che si tratta di robe da complottisti ma la leggenda vuole che un solo Presidente, nella storia recente degli Stati Uniti, non abbia capito bene quale fosse il suo ruolo: JFK. La medesima leggenda spiega che il Presidente degli Stati Uniti non ha poteri strategici e decisionali ma è solo un portavoce di decisioni prese altrove. Inutile dire che per questi complottisti Kennedy pensava di comandare davvero e non accettava di prendere ordini.

Proseguendo su questa traiettoria potremmo dire che invece Donald Trump ha perfettamente capito il suo nuovo ruolo e in 100 giorni ha stracciato tutte le sue velleità “rivoluzionarie” lanciate in campagna elettorale. Obiettivo riciclarsi come una Hillary qualunque. Ovviamente tra il plauso dell’establishment americano che fino a ieri lo odiava (ricambiato) e con la benedizione dei grandi giornali che fino a ieri lo attaccavano.

Nessuno oramai nel mainstream si lamenta del “bullo col parrucchino”. Anzi si plaude soprattutto alla sua nuova politica estera che poi è la solita. La vecchia cara politica delle “guerre sempre e dovunque” per tentare di sfamare il bulimico l’apparato industrial-militare e non solo. Il punto di svolta è stato l’attacco “chimico” di Assad ad Idlib. Un crimine così grave che ha “costretto” Trump ad una inversione totale della sua politica estera:  Assad è ora il nemico principale ma Putin l’obbiettivo finale. La sua Russia alleata con Iran e Siria è un problema. Ed ecco riciclata prontamente la NATO non più obsoleta e le opzioni militari.

Con il bombone, il Moab (acronimo de: la madre di tutte le bombe) lanciato sull’Afghanistan (?!) si punta ad un salto di qualità. I guerriglieri talebani non valgono tanto e le loro presunte caverne non giustificano l’uso della superbomba. Molti esperti hanno letto questo bombardamento come un segnale alla Corea del Nord ma quello potrebbe essere un  falso obiettivo. Pyongyang ha sempre il guinzaglio corto e Pechino è in grado di gestire da vicino la situazione. 

La bomba sull’Afghanistan, secondo altri esperti, sembra più propedeutico ad un eventuale bombardamento dell’Iran. Il MOAB e/o bombe con maggiori capacita di penetrazione nel terreno (Bunker buster) possono essere molto utili in Iran dove le centrali nucleari sono state interrate per proteggerle da eventuali attacchi.

Dunque ecco l’Iran, la vecchia ossessione di Netanyahu. Il Premier israeliano fin dall’inizio aveva esultato per l’elezione di Trump. Diciamo in tempi non sospetti. Quello che ha molti amici nello staff di Trump (tra cui il genero del Presidente) quello che ha già incassato la promessa del trasferimento a Gerusalemme dell’ambasciata americana e che ha avuto da Washington il via libera per l’incremento colonie degli estremisti religiosi ebraici in Cisgiordania, che ha visto con soddisfazione la Siria. Il tutto in meno di tre mesi.

Dimenticato l’oramai logoro slogan elettorale America First insieme al freno dell’’immigrazione, al rilancio economico riaprendo anche le miniere, all’abolizione dell’Obamacare,  ecc.  Trump potrebbe riadattarlo con un più redditizio (ma anche apocalittico): Israel first.

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1 commento

  1. Certe analisi le si possono leggere solo su siti intelligenti come “il primato nazionale”: complimenti!
    Sì, l’america sta mostrando i muscoli, anche se magari sono tutta fuffa come quelli dei palestrati pieni di steroidi. Tuttavia con ciò stanno chiamado all’adunata tutti gli alleati (i paesi succubi) per vedere chi c’è e chi non c’è. In tal caso il potenziale diventa preoccupante..Anche in vista di imminenti elezioni (Francia, Italia?).
    Ogni giorno che passa si palesa che sono sempre di più il braccio armato di una mente collocata altrove.

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