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condizioni alla russia per i corpiDamasco, 5 ago – Siamo al paradosso, i terroristi tramite una organizzazione che gestisce i prigionieri di guerra in Palestina, Siria e Iraq, offrono alla Russia tre condizioni per restituire i cinque corpi dell’equipaggio dell’elicottero Mi-8, abbattuto il primo agosto scorso nella provincia settentrionale di Idlib. Un “ruggito del coniglio” da manuale, per citare il nome di una fortunata trasmissione radiofonica nostrana, una spudorata – e vigliacca – dimostrazione di miopia strategica che, se la storia non fosse così tragica, farebbe quasi sorridere. Con due documenti pubblicati sulla pagina Twitter dell’organizzazione si comunica alla Russia che per avere indietro i corpi, o quel che ne resta, dei cinque avieri, Mosca dovrebbe operare per: il rilascio immediato dei prigionieri islamisti in Siria e Libano, la rimozione degli assedi da parte dell‘Esercito siriano dalle piazzeforti ancora in mano dei terroristi e, niente di meno che, fornire aiuti ai gruppi di miliziani islamisti assediati.
Richieste irricevibili, che denotano una chiara volontà di non aprire alcun negoziato credibile con la Russia o con i suoi partners della coalizione antiterrorismo che opera in Siria, composta fra gli altri da Iran, Hezbollah libanesi e gruppi palestinesi pro Assad. La missiva con le condizioni da imporre alla Russia è stata accompagnata da un’altra lettera questa volta più minacciosa e molto politica in cui l’associazione, che sui media si dichiara apolitica e civile, si rivolge direttamente al popolo russo che al loro dire, sarebbe ingannato dal presidente Putin che è “ostile al popolo siriano” e che “vuole buttare i figli della madre Russia nel fuoco della guerra in Siria” come fosse un nuovo Afganistan.
le accuse a putin e alla russiaLa guerra in Siria, fino ad oggi, ci ha insegnato che al peggio non c’è veramente quasi mai fine, abbiamo visto le stragi sui civili e gli esodi forzati dei primi mesi della fantomatica “rivoluzione siriana”, poi le auto bombe nelle città e i gas asfissianti dei terroristi, recentemente abbiamo visto un bambino di appena dodici anni decapitato in diretta su un pik-up dai miliziani anti Assad e quasi subito ci arriva il video di un’altra morte in live show, questa volta di uno di quegli stessi miliziani che agonizzante spira pregando Allah. Ora siamo arrivati a questo, alla satira amara nella tragedia, dove un terrorista finanziato dalle potenze occidentali può permettersi di lanciare ultimatum e imporre condizioni blandendo come ostaggi corpi martoriati dalla barbarie. Un gesto isterico, da disperati come quello di chi scopre che, questa volta, per sfuggire all’orsa non basterà fingersi morti.
Alberto Palladino

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