Roma, 5 feb — Clamorosa lezione di giornalismo impartita in diretta dal reporter di AP Matt Lee al portavoce del Dipartimento di Stato americano Ned Price, in merito alla recente accusa mossa dall’intelligence USA nei confronti della Russia, di una possibile invasione dell’Ucraina a seguito di un attacco sotto falsa bandiera, o cosiddetta false flag.

Botta e risposta tra il portavoce di Biden e il giornalista AP

Secondo Ned Price la false flag prevederebbe la realizzazione ad hoc di un filmato fittizio costituito da vere e proprie azioni di guerra come esplosioni, morti e distruzioni, condotto da abili attori della crisi. Il video potrebbe anche presentare droni turchi o altro equipaggiamento militare fornito all’Ucraina dai paesi della NATO “come mezzo per coinvolgere la NATO nell’attacco”, dando a Putin “la scintilla di cui ha bisogno per avviare e giustificare operazioni militari contro l’Ucraina“.

A seguito di queste dichiarazioni, capaci di gettare altra benzina sul fuoco di un contesto già di per sé infiammato, si leva la voce di Matt Lee, storico reporter di AP e grande esperto di politica estera americana che segue direttamente da più di vent’anni, avendo inoltre costruito report da più di 120 Paesi in cui gli Stati Uniti sono stati coinvolti. Secondo Price il video di propaganda potrebbe essere solo una delle possibili operazioni costruite ad arte da usare come pretesto per invadere l’Ucraina. Dalla sommaria trascrizione che segue si possono estrapolare concetti, strategie, metodi, dottrine e approcci alla politica estera e del sistema informativo americano dalla sua nascita ad oggi.

Un giornalista che pretende le prove. Evento raro

Lee: sostieni [accusando] che [i russi] potrebbero farlo. L’hanno fatto davvero?

Price: quello che sappiamo, Matt, è che si sono impegnati in questa attività […] vi abbiamo detto qualche settimana fa che abbiamo informazioni che indicano che anche la Russia ha già predisposto un gruppo di agenti per condurre un’operazione false flag nell’Ucraina orientale. Quindi, Matt, per rispondere alla tua domanda, è un’azione che la Russia ha già intrapreso.

Lee: beh, è ​​un’azione che dici che hanno intrapreso, ma non hai mostrato alcuna prova per confermarlo. Qual è la prova che—voglio dire … attori della crisi? Veramente? Ora ti stai addentrando in “territorio Alex Jones” [etichettabile come cospirazionista e/o complottista nda]. Quali prove hai a sostegno […]?

Price: Matt, queste derivano da informazioni note al governo degli Stati Uniti, informazioni di intelligence che abbiamo declassificato. Penso che tu-

Lee: ok, bene dove? Dove sono queste informazioni?

Price: sono informazioni di intelligence che abbiamo declassificato.

Lee: bene, dove? Dove sono le informazioni declassificate?

Price: le ho appena esposte.

Lee: no, hai fatto una serie di accuse e dichiarazioni.

Price: vuoi che stampiamo il topper? Perché vedrai una trascrizione di questo briefing che puoi stampare tu stesso.

Lee: non sono prove, Ned. Sei tu che lo dici. Questa non è una prova. Mi dispiace.

Price: cosa vorresti, Matt?

Lee: mi piacerebbe vedere alcune prove che puoi dimostrare che … […] dimostra che i russi lo stanno facendo. Ned, faccio questo lavoro da molto tempo. […] E ricordo le armi di distruzione di massa in Iraq. E ricordo che Kabul non sarebbe caduta. Ricordo molte cose. Allora, dove sono le informazioni declassificate oltre a te che esci qui e le dici?

Price: Matt, mi dispiace che non ti piaccia il format [comunicativo nda], ma…

Lee: non è il format. È il contenuto.

Price: mi dispiace che il contenuto non ti piaccia. Mi dispiace che tu dubiti delle informazioni in possesso del governo degli Stati Uniti […].

Lee: sì, ma non hai alcuna prova a sostegno a parte quello che stai dicendo. È come se dicessi: “Abbiamo informazioni che i russi potrebbero farlo”, ma non ci dici quali sono le informazioni, e poi quando ti viene quali sono le informazioni, rispondi: “Te le ho appena date [mostrate]”.

Price: sembra che tu non capisca l’idea di deterrenza. Stiamo cercando di dissuadere i russi dall’andare avanti con questo tipo di attività. Ecco perché lo rendiamo pubblico oggi. Se i russi non vanno avanti con questo, non è ipso facto un’indicazione che non avevano mai avuto intenzione di farlo…

Lee: ma allora è indimostrabile! Mio Dio, qual è la prova che hai che suggerisce che i russi lo stiano pianificando? Voglio dire, non sto dicendo che non lo siano, ma tu esci e lo dici e ti aspetti che ci crediamo senza che tu mostri uno straccio di prova che è effettivamente vero, a parte quando lo chiedo o quando qualcun altro chiede: “Quali sono le informazioni?” Hai detto: “Beh, te l’ho appena dato”, che stavi solo facendo una dichiarazione.

Price: Matt, hai detto tu stesso che sei in questo settore da un bel po’ di tempo. Sai che quando rendiamo pubbliche informazioni, informazioni di intelligence, lo facciamo in un modo che protegga fonti e metodi sensibili. Sai anche che lo facciamo, declassifichiamo le informazioni solo quando siamo fiduciosi di tali informazioni. Se dubiti della credibilità del governo degli Stati Uniti, del governo britannico, di altri governi  […] e vuoi trovare conforto nelle informazioni che i russi stanno diffondendo, è una scelta tua.

Ironia della sorte risale proprio al 5 febbraio del 2003, durante la sessione del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, il famigerato discorso sull’Iraq dell’ex Segretario di Stato americano Colin Powell e delle armi di distruzioni di massa che sarebbero dovute essere in mano a Saddam Hussein, pretesto per il quale fu invaso e distrutto il paese mediorientale. Lee ha anche criticato Price sul motivo per cui gli Stati Uniti si fidano indiscutibilmente di Amnesty international quando si tratta di affermazioni come il presunto “genocidio” degli uiguri in Cina, o altre presunte violazioni che coinvolgono Paesi come Siria, Cuba o Iran, ma rifiuta le critiche di Amnesty alle violazioni dei diritti umani in Israele.

C’è un giornalista a Washington

Il duro confronto, andato avanti per circa una decina di minuti, è la granitica rappresentazione di quello che un giornalista dovrebbe fare di fronte al potere che pretende di manifestare la sua verità egoriferita, la quale non va criticata quanto piuttosto recepita, diffusa e impartita, ovviamente a reti unificate. Potranno sembrare banalità ma in un paese in cui il presidente del Consiglio in carica viene ricevuto dallo scroscio degli applausi dei giornalisti, dimenticare le banalità può essere assai pericoloso.

 

Valerio Savioli

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