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Parigi, 6 nov – Il braccio di ferro tra il governo italiano e la Commissione europea sulla legge di bilancio sta facendo mondo discutere, e non solo in Italia. Anzi, ormai in tutto il continente si alimentano timori e si diffondono allarmismi a getto continuo: l’Italia populista, fannullona e avida, farà saltare l’euro. Questo il messaggio distorto che tutti i media europeisti stanno veicolando. Una voce fuori dal coro, però, è quella di Libération. Lo storico quotidiano della sinistra francese, infatti, riassume così la disputa in atto: Democrazia contro tecnocrazia. In sostanza, l’affaire del Def italiano sta diventando il simbolo di una verità fino ad ora rimossa dai media mainstream: i tecnocrati di Bruxelles, non eletti da nessuno, stanno affossando i diritti democratici dei popoli europei.
Pur non simpatizzando affatto per le forze di governo, Libération evidenzia la legittima posizione dei partiti dell’esecutivo: «Chi deve prevalere, i popoli o dei tecnocrati non letti che applicano meccanicamente regole di dubbia legittimità? Per la coalizione dei populisti del Movimento Cinque Stelle dell’estrema destra della Lega, la risposta è chiara: il popolo italiano ha dato loro una maggioranza e hanno pertanto ricevuto il mandato di attuare le loro promesse, dovessero pure essere in contraddizione con le norme comunitarie». La risposta della Ue, invece, è stata quella «ragionieristica» di Jean-Claude Juncker: «L’Europa opera secondo regole prestabilite. I nuovi governi devono rispettare la parola di coloro che li hanno preceduti».
Ed è qui che Libération individua il fulcro del cortocircuito: «Pochi hanno capito che queste riforme [il pareggio di bilancio e il rapporto deficit/Pil al 3%] avrebbero alla fine posto un problema democratico. Di fatto, né la Commissione, nel quadro dell’Unione economica e monetaria, né l’Eurogruppo sono collettivamente responsabili nei confronti di alcun Parlamento, sia esso europeo o nazionale. In altre parole, la volontà del popolo è strettamente controllata da un potere tecnocratico che è responsabile solo verso sé stesso. Tuttavia, tutte le rivoluzioni democratiche nascono dalla volontà del popolo di controllare le tasse e la spesa pubblica, una conquista che l’Ue ha in larga misura conculcato».
«Lo scontro imminente tra la Commissione europea e Roma – prosegue Libérationriguarda quindi la questione democratica e non i numeri. Quando la Commissione afferma che la nuova maggioranza è vincolata agli impegni assunti dal precedente governo, non fa che confermare che, per lei, i diritti democratici dei cittadini sono limitati: votate per chi vi pare, ma non cambierà granché, questo è il messaggio». Ridimensionando infine gli allarmismi di Juncker e Moscovici sulla fine dell’eurozona e l’enormità del 2,4% contenuto nella manovra, il quotidiano francese conclude: «Concentrandosi stupidamente su un numero, si corre il rischio di generare un rifiuto dell’euro da parte di persone che, contrariamente a ciò che si crede, sono solo molto attaccate ai loro diritti democratici».
Elena Sempione

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